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C'è un disco con dei valzer. Un disco che mi ha colpito sorprendendomi.
Beirut è il nome d'arte di un ragazzotto texano che anzichè dileggiarsi con sonorità rock/blues più consone al suo stato di appartenenza, pare girare il mondo in cerca di nuovi stimoli musicali.
Il suo primo lavoro fu salutato dagli m-blog e non solo come un capolavoro. Folk con influenze tzigane ed est europee. Ascoltai e dimenticai.
Invece questo mi ha conquistato, diventando l'incessante colonna sonora di queste ultime settimane. Un pastiche dove spiccano sonorità francesi e dove vengono suonati mille strumenti.
Un disco vanitoso ma delicato, eccessivo ma romantico, denso ma lieve.
Un vago senso di romantica, a volte festosa decadenza pervade le composizioni.
Ascoltandolo, mi piace pensare a un'immagine.
Come se una band vestita con cappelli di ogni tipo, giacche colorate e rattoppate, gonne svolazzanti, pantaloni di consunto velluto, una sorta di ensemble straccione ma composto, attraversasse il centro commerciale e finanziario di una qualunque città.
Uomini in grisaglia e donne in tailleur nero si girano al passaggio.
Chi con un'occhiata di vago ribrezzo, chi con uno sguardo di divertito stupore, si voltano ad osservare questo raccogliticcio ma intenso gruppo che cammina divertito.
Suonano vecchi violini, pianole con qualche tasto mancante, chitarrine ammaccate, fisarmoniche con fazzoletti appesi al mantice che svolazzano a ogni movimento, trombe arrugginite, percussioni di bastoni, tamburelli e clic clac.
Passano, non curandosi delle insegne, del traffico, degli sguardi, sorridendo ai bambini, ignorando gli sguardi torvi.
Ecco. Così. Niente di memorabile, forse null'altro che una "marchin'indieband", ma un (gran) bel disco (nel sito, sezione video, si possono ascoltare tutti i brani, eseguiti in "live" un pò particolari, in giro per strade, sulle scale, dentro a un bar).
E Nantes (*) entrerà di sicuro nella top ten delle best song 2007.
E se il buon Zach va in Scozia sono cazzi. E cornamuse.
(questa battuta non è mia, l'ho letta tempo fa, all'uscita dell'advance, scritta diversamente, su un blog americano di cui purtroppo non ricordo il nome)
Beirut - Forks and knives (La fête) - Mp3
(*) Encore… une fois….1, 2, 3… 1, 2, 3… poo' poom poo'…..
(Dacci le sterle per l’album e scrivine un post, dacci quanto vuoi, anche niente e scrivine un post fra musica, ricordi e marketing virale. Addirittura)
E’ uscito il nuovo dei Radiohead. Non si trova, ancora, nei negozi, ma si può scaricare dal 10 ottobre. It's up to you, come recita il sito, al momento di pagare. Quello che vuoi.
Senza promozione, se non con il passaparola, senza “advance”. Niente, solo l’annuncio. Ne parlano parecchi blogger. I tempi cambiano e la discussione è interessante per gli amanti, ma anche semplici fruitori, della musica. Riguarda la distribuzione della stessa, ai tempi del web 2.0 e della crisi dell'industria discografica. Semplificando.
Ho letto vari post e penso che l’operazione è interessante e da seguire con attenzione, proprio perché fatta da un gruppo con un forte seguito. E' chiaro che se la fa il gruppo del garage non se lo fila nessuno, se lo fanno loro spuntano anche (giustamente, dato l'esperimento) teorie economiche.
Ho sganciato cinque sterline che fanno circa sette euro e venti cents. Un prezzo equo, mi pare. Manca pure la copertina, cosa un pò grave, ma rimediabile.
Di opinioni, confronti, dibattiti e idee sulla faccenda è pieno il web.
Personalmente, mi è piaciuta l'idea di condividere una data e l'ascolto. Certo e comune per tutti. Una cosa forse inutile e vagamente romantica, figlia del mezzo internet e della possibilità di ascoltare anticipazioni e "preview" ovunque.
Nel giro di poche ore sono arrivati in rete i primi giudizi di molti m-blogger.
Come scrive Onan, “Guardando il download la sensazione è stata quella che provavo nei negozi di dischi aspettando l'arrivo del corriere con il pacco contenente il bramato LP.”
Mi sono ricordato subito di una volta che avevo atteso un pacco da un negoziante di dischi, era l’86 se non ricordo male.
Arrivava nei negozi, pure in quelli di provincia, il nuovo dei Simple Minds “Alive & Kicking”.
Il titolare, ci aveva detto il giorno di consegna. Arrivammo alla fine delle lezioni. Sosta con l’autobus per prendere il disco. Niente da fare. Corriere in ritardo, ripassate oggi pomeriggio. Alle tre, testardi e zucconi, ci ripresentammo. Dieci minuti di ascolti di altre cose, poi arrivò il pacco. L’entusiasmo, mentre le forbici, recidevano il nastro adesivo sopra al prezioso involucro.
La stessa sensazione si potrebbe riprovare ora. Alle dieci del mattino, arriva il download. Entro sera ne puoi pensare male, ne scrivi bene, ne parli male, ne scrivi entusiasta.
Poi, si tratta di musica.
Non bramavo un nuovo disco dei Radiohead, sempre da me considerati un po’ troppo avvolti da un’aureola di grandezza per me eccessiva.
“Non ti piace KidA? Pentiti! Miscredente!” Li ascoltavo, trovavo qualche bel pezzo, certo. Eppure i loro dischi non sono “rimasti”. Si ascoltavano un pò e poi c’era sempre una certa mancanza di feeling.
Forse non ero pronto io, ma questo il feeling ce l’ha, immediato.
Saranno le quasi drammatiche ballate intarsiate di violini e pianoforti (l’attacco pianistico di "Videotape" è Craig Armstrong puro, potrebbe fare da colonna sonora in una qualunque scena di abbandono romantico possiate vedere trasposta al cinema). Sarà un pezzo come “Bodysnatchers” che è il pezzo rock che o sei un gran gruppo o non lo tiri fuori mai. Saranno gli arpeggi di strani pesci (questa la volevo troppo scrivere*). Sarà che il falsettone di Yorke non mi pare fuori registro, anzi, riportato su binari consueti, recupera valore.
A sorpresa, il nuovo dei Radiohead, piace. Vedremo se questo resterà.
Scommetto cinque sterline sul sì.
E' concesso anche l’upload di un brano? Facciamo di sì.
* Radiohead - Weird Fishes/Arpeggi - (Mp3)
...e per non prendere i Radiohead troppo sul serio, c’è un Valido motivo.
Autunno.
Pioggia, foglie che cadono, condizionatore con “mode, not mood” su hot e maglioncini.
Occorrono ombrelli, coperte e scarpe con suola di gomma.
Tre canzoni per comporre una metafora musical-oggettistica che non la capisco bene nemmeno io, figurarsi un ignaro passante.
Ma si voleva fare un post di musica e mettere un paio di canzoni.
Quindi:
Ombrello, per ripararsi dalle intemperie con buone note.
Pinback - Subbing for Eden (mp3)
(il disco che non è uscito dal lettore cd della macchina per sette giorni filati. E non accade spesso. Citando dalla bella recensione di IndieforBunnies, l’autunno sarà ancora più splendido dell’estate)
Coperta, ovviamente per scaldarsi.
Band of Horses - No One's Gonna Love You (mp3)
(già candidato a disco, appunto, dell’autunno)
Scarpe (per camminare e ballare molto e a buon ritmo, senza paura delle pozzanghere)
Kanye West - Stronger (feat.Daft Punk) (mp3)
(il brano è una cannonata, forse merito dei francesielli, dato che il disco al primo ascolto non mi ha molto colpito, come se il Kanye style perdesse un pò di qualità, forse di novità)
Un posto musicarello.
Innanzitutto, in grave ritardo.
E’ morto Max Roach. Giorni fa, il 16 agosto, rimedio ora.
Una leggenda del jazz. BeBop. New thing. Un pugno di musicisti che cambiò le regole. Che inventò un gergo. Esplorò mondi nuovi. Suonava la batteria. Io l’ho visto suonare. Anche io suonavo la batteria, allora. Lui era un vecchietto ben vestito. Con passo incerto. Si sedette, e io in un palco, da solo, proprio sopra di lui. Avevo i peli delle braccia dritti. E il piede a seguire il tempo. Emozionante. La spiegazione pratica di come fare cantare la batteria. Di come uno strumento così “pratico” (siamo a corto di sinonimi) possa esprimere suggestioni dolcezze e potenzialità inaspettate.
E come mi piaceva suonare. Roach era l’idolo del mio maestro di batteria. Mi presto’ un suo disco. Quella sera ero tanto entusiasta all’uscita dal teatro che non ci credevo. Avevo avuto la conferma che avevo scelto lo strumento giusto. Sfortuna volle che un tendine abbia rotto i maroni. Bè, peccato.
Mr.Roach, R.I.P.
Clifford Brown/Max Roach - Daahoud (Mp3)
Poi, in lieve ritardo.
Esce il nuovo “Band of Horses”. Di cui si era molto apprezzato l’esordio, inclusivo di perle splendide. L’antipasto dà conferme. Ed è scaricabile qui.
C’è anche il nuovo Go! Team che scarrozza in giro. Una specie di colonna sonora di telefilm anni settanta e voglia di dancefloor. Un caleidoscopico mix di fiati funk dance rock campanelli e voglia di divertirsi. Un po’ ripetitivo nello schema forse, ma viene voglia di salire su un qualunque tavolo e ballare.
Si ascolta tutto sul loro myspace, e ci vediamo là, a ballare.
Poi, in ritardo, perché è un disco che si è molto ascoltato lungo la spiaggia.
Gironzola nei vari lettorini, anche il nuovo New Pornographers. Molto pop e canticchioso. Una leggerezza, mai banale. Danzereccio nel veloce, sognante nel quieto. Si segna per la top ten. Poi si vedrà.
Una canzone. Che fa “…nananana nanananana…”
The New Pornographers - Challengers - (Mp3)
Okkervil River. Un gruppo scoperto praticamente adesso. Che se avessi due vite conoscerei tutti, quasi, i gruppi del mondo, ahimè n'est pas possible. Una bella intervista al leader sul “Mucchio”, un paio di bloggers pusher et voilà. Alt-rock, divertito e ricco di richiami e rimandi. Ma con una grande personalità. Non saprei bene cosa scrivere, so che sono cinque giorni che non si ascolta altro. Infatuazione o un ottimo lavoro ? Propendo per la seconda. Da ascoltare, tutto, sul sito ufficiale. Un gioiello, davvero.
E poi si ascoltano i già conosciuti Canadians. Si sapeva gia', si erano pure visti “live”. Chitarrone "weezeriane", sing-a-song, ballatone che si appiccicano come “Good News”, classico ma deciso power pop come per l’ormai anthemica “Find out our 60’s”.
Bravi, forse nel cielo italico è nata una stella.
Il titolo è "A sky with no star". Si trova su iTunes o qui.
(Bonus track : non c'entra col post musciarello, però mi preme segnalare una interessante discussione sulla distribuzione cinematografica di un certo tipo di cinema. Diciamo d’autore, semplificando. Chez Onan. Opinioni e idee. Qui e qui. )
E'venerdi' sera e arriviamo nel nostro palco regale. Siamo stretti su poltrone costruite per principi lillipuziani amanti del velluto pesante. Stiamo bene però e siamo curiosi.
Ascolteremo classici degli anni ’60 arrangiati e intrerpretati da band+orchestra+coro+voce trainante.
All’ingresso sembra di essere al solito concerto rock, fra gioventu’ con tatuaggi in mostra, molti abiti femminili con grinta, moltissima umidità. (*)
Di lì a poco saremo tutti seduti e composti, catturati da un’esperienza musicale e non solo, bellissima.
Il cantante ha un vestito bianco. Calze bianche, ma ci sta, scarpa a punta di vernice nera, pochette e cravatta nere. Capello impomatato. Crooner italiano, sguardo di sfida, portamento di classe, ugola d’oro.
Mike Patton (do you remember this?) canta il primo brano della serata.
E’ “Il cielo in una stanza”. E dopo dieci secondi di sbandamento per un brano cosi’ cantato da uno cosi’ in un posto così siamo catturati e sorridenti.
Un sorriso quasi beota mentre dondolo la testa e vorrei sapere i testi di queste canzoni italiote di un epoca che non c’è più ma che si comincia a rimpiangere sempre di più. Di quando si cantava di amori, passioni, sogni e tutto era più facile.
Patton ha semplicemente una voce eccezionale. Cambia tono e registro mentre reinterpreta Buscaglione, Tenco, Modugno e gli altri. I brani sono riconoscibli ma riarrangiati con l’appoggio di una band di ottimi musicisti e l’orchestra più coro. Quarantacinque persone sul palco, ventidue canzoni (sotto, la scaletta in una, ammetto, pessima riproduzione) e un ora e mezza, poco più, di incantamento.
E ogni volta che l’orchestra entra con i violini a riempire tutto, vedo il palco con tutti i musicanti e lo splendido cantante, vibrarsi in volo per poi raggiungere, col favore delle notti, nel tour più lungo della storia, tutte le piazze italiane.
E se la Rai fosse una cosa seria, doveva registrare questa serata e trasmetterla, magari non all’una di notte. Avrebbe avuto ascolto. Chissà quante persone avrebbero provato un moto di nostalgia a sentire queste canzoni. Chissà quanti giovani avrebbero detto, come sentito all’uscita, “che bello”, magari riscoprendo certi suoni.
Per ricordare, per non dimenticare, per ascoltare un concerto meraviglioso.
(e io avevo pure dei dubbi….)
Ps.: naturalmente si spera che fra quei venti tecnici in giro, ci fosse anche quello addetto alla registrazione della serata. Sarebbe bello ri-sentire.
(*): questo blog vuole esprimere un forte sostegno verso l'aumento sempre crecente degli abiti estivi indossati dalle donne. Abiti, non jeanseria, grazie.
Note sparse su note sparse
(lungo trip musicale in 4/4)
Mi ero dimenticato di segnare tre dischi:
Arctic Monkeys: confesso, li aspettavo col fucile spianato. Il primo album l'avevo divorato. Questo è il degno successore. Meno "anthem" forse. Più strutturato credo, con qualche tentativo di cambiare percorso e sonorità, con una maggiore maturità nel suono. E con qualche chitarra surfeggiante. Al primo ascolto ho temuto la "Strokes sindrome" = ecco, questi fanno album fotocopia. Invece i regazzì ci stanno. Promossi. E curiosità di vederli, live.
E qui, una entusiastica ed interessante recensione.
Mp3: Arctic Monkeys “Da Frame 2R”
(aka: senti come pestano i regazzì - questo brano si trova nella versione Japan dell’album. Bah….perchè poi solo i Japan ? Hiro ?)
Kings of Leon: sempre piaciuti, fin dal disco d’esordio. Infatti questo è l'unico album di cui scrivo che non ho scaricato in versione advance negli ultimi mesi, aspettandolo “fisicamente”. La famigliola premia la mia attesa con un ottimo disco. Niente di particolarmente innovativo ma non si chiede questo. Riescono però nell'amalgamare il loro rock sudista venato di blues con sempre maggiore padronanza. Il primo brano vale il disco. Tutte le ballad sono ottime, mentre nei precedenti mi soddisfacevano di più i pezzi tiratielli.
Date in Itali' ? Niente. Pazienterò. Look un pò peggiorato, tirate fuori le camicione a righe, dai.
Lucky Soul: partono e chiunque avvezzo all'”indie pop” è obbligato a pensare "Ecco, cloni delle Pipettes". Invece, no, anzi, questa bionda e i suoi accompagnatori, sanno il fatto loro. Spector&soul in atmosfera retrò e coretti. Bello e divertente. Nelle mie passeggiate in spiaggia spopolerà.
Pochi m-blogger ne hanno parlato. Peccato.
Luz sì e anche qui.
Mp3: Lucky Soul “Get Outta Town”
Inoltre, per completare, mi segno gli album da tenere in considerazione per il listone di fine anno, così me lo ricordo, a meno che la seconda parte dell’anno, perché io ho deciso che la prima parte dell’anno è finita, non sia tanto ricca quanto la prima, ma la vedo dura.
Interpol a parte, ovviamente.
Arcade Fire, Apples in Stereo, Battles, Blonde Redhead,
Dartz!, Explosions in the Sky *, Feist, Giardini di Mirò,
Kings of Leon, LCD Soundsystem, The National, Wilco.
Quasi certi Piano Magic, ma si stanno ascoltando.
Sicuro che questo brano mi si è incollato addosso.
Mp3: Piano Magic – Incurabile (Reprise)
Rileggendo, ho anche l’attuale numero uno. Si vedrà.
Finito ? No.
Leggo nei miei m-blog abituali di una lista molto interessante.
Non la faccio, devo anche vedere la 18esima di Heroes.
Però per chi vuole sbirciare e cimentarsi nella prova….
25 canzoni rock: Onan, AccentoSwedish , Blutarsky, Boss
E tanti altri volendo, basta seguire i links….
(su myspace, ovviamente, tutti i gruppi citati)
* : data di Bulagnà annullata, ve mò che culo.