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sabato, 15 dicembre 2007

Giovedì
Venerdì
L.Einaudi
Justice
Una serata di beneficenza per una “Onlus”
L’evento live dell’anno (citando il pomposo flyer)
Lui, già visto, so perfettamente cosa ascolterò, pur non essendo un intenditore del genere.
Mai visto un dj set di questo livello (di pubblico, di post letti, di hype, di moda), mai stato un intenditore del genere danzereccio.
Un teatro elegante ed antico.
Un dance hall con palco alto.
Un pianista fra classica e ambient.
Due Dj fra elettronica e dance.
Uno Steinway&Sons nero.
18 cassone Marshall type, piatti e vari zavagli da deejays (con bonus di croce)
Un signore di mezza età con giacca troppo lunga, jeans frusti e stivale fuori moda.
Due tipi stilosi in nero con giacchettine stretchy e atteggiamento "sono trà, sono fico".
All’ingresso, eleganti signore, belle ragazze dell’alta società, signori distinti, qualche studente di musica, io e la mamma.
All’ingresso, giovinotte in “dress code: indie”, ragazzi carichi, già cocktail che girano, io e Pastiss.
Pubblico seduto su comode poltroncine, molte braccia conserte.
Gente in piedi, saltellosa, molte braccia che fanno il gesto della legna, sporadico stage diving.
Ascoltatori attenti, applausi composti ma sempre convinti, qualche fischio d’approvazione.
Urla belluine, fischi-rave, coretti, applausi, altre urla.
Un'ora e mezza di composizioni pescate fra gli ultimi due album, con qualche variazione.
Un’oretta con i brani del disco e varie cosette rimissate, ripassate, riportate qua e là.
La musica, un’altalena fra quiete melodica e crescendo armonici, spazi in cui si infilano pensieri e immagini che si inerpicano, raddoppiando o annullandosi, fra semplici melodie e ricami virtuosi.
La musica, sotto una gragnuola di deep deep bass, electro-dance, con profondi debiti, dichiarati, ai maestri e compatrioti Daft Punk, inni da dancehall, balli di gruppo, salterelli, clap clap, boomboom. Nessun pensiero, solo la battuta, il tempo, il break. 
Ha suonato “Primavera” allungandola.
Hanno fatto “D.a.n.c.e.” rimissandola.
Il pezzo del bis, da brividi, con un brano a cuore aperto.
Il pezzo del bis, la firma tamarra della serata con un brano assai "rave", ma io avevo esaurito la benzina.
Bravissimo, come sempre, a volte troppo compiaciuto, forse.
“Fighini i Justice”. Tamarri eh, discotecari eh, ma che carica, che divertimento.
Sempre positivi i concerti piano solo. Sempre.
Et Justice pour moi.


justice @ vox










messo qui da: cidindon a 23:41 | link | commenti (4) |
concerti

giovedì, 06 dicembre 2007

L'oretta globale di viaggio in solitaria per vedere i Blonde Redhead è stata ben spesa.
Ero proprio curioso di vederli e sono soddisfatto.
Il concerto mi è piaciuto pur non essendo un grande conoscitore della band.
Il trio nippoitalonuovaiorchese presenta un set di novanta minuti circa dove i momenti di "dreamy pop rock" (*) si alternano a brani del passato dove la matrice noise si ripresenta per la gioia dei tanti fan presenti.
Kazu, la cantante di origini jap, ha una bella voce, delicata, quasi di porcellana, mentre lo spoglio palco con poche luci, si riempie di fumo, quasi a proteggere le melodie avvolgenti di molti brani tratti dall'ultimo ottimo lavoro, "23".
E’ sexy, come letto varie volte, con le gambette magrette che sbucano da un vestitino che definisco con un neologismo, nippotirolese, per le bretelle applicate all’abitino "manga".
I gemelli Pace sono seri, precisi e bravi musicisti, soprattutto il gemello alla batteria che costruisce belle e sinuose ritmiche con l'aiuto di una drum machine.
Le canzoni scorrono piacevoli come piacevole è tutto il concerto.
Dopo averli sentiti dal vivo, penso che siano un gruppo piu' "da camera" che da arena. Quasi il loro sound sia diventato troppo emotivo, arrivando a non esplodere mai, in senso fisico, nonostante la chitarra si incendi piu' volte. Ma forse straparlo.
L'appunto da muovere, ribadito che, come spesso capita, i gruppi indie non sono composti da gente votata al sorriso, né al dialogo col pubblico, riguarda le parti registrate.
Infatti, nonostante la nippocantante sbrogli un lavoraccio, alternandosi a suonare chitarra, basso e tastiere, molti arrangiamenti sono registrati.  La cosa si sente, in certi passaggi parecchio e a volte dà un effetto straniante, per esempio quando lei canta sopra alla sua stessa voce che fa il coro. O quando pare si dimentichi di suonare eppure, la nota, arriva.
A parte questo, applausi finali convinti.
Hanno fatto "Silently", certo.
Applausi e rispetto per i gemelli brizzolati che quindici minuti dopo la fine del live, si sottopongono gentilmente e a lungo alle indiegirls della bassa mudneisa e alle loro richieste di autografi su magliette, vinili e chincaglieria assortita.
Pubblico diviso fra amanti del rock sui trenta, molti barbudos fra i quali il sottoscritto e giovinotti/e vagamente stilosi/e.

"Dr.Strangeluv" - Blonde Redhead (Mp3)

(*) a parte che le definizioni musicarelle lasciano il tempo che trovano, dovendo sottoporsi al giudizio e alle esperienze musicali di ogni ascoltatore, mi sono spremuto le meningi, ottenendo questo misero succo. Ma definizione migliore di questa, per l'attuale musica dei B.R., non mi viene.

messo qui da: cidindon a 20:44 | link | commenti |
concerti

giovedì, 22 novembre 2007

Caro mio uomo nella città grossa e grigia (aka: Forever Beer)

ieri sera, fumando sotto al tendone di quel brutto locale con le luci viola fluo e troppa luce nel complesso, non sono riuscito ad esprimere compiutamente il mio mood sui The National.
Come ben sai, adoro parlare di musica e di tutto quanto riguarda la musica. Generi, riferimenti, suoni, emozioni, sensazioni, ricordi, feedback, liriche, cantato, venduto, paragoni, suggestioni e quant’altro possa rimandare alla musica. A volte forse rompo anche un po’ il cazzo, ma pazienza.
Semplicemente quel gruppo di ieri sera, che non ti è molto piaciuto, io lo adoro.
Perché è uno di quei pochi gruppi, che arrivano dritti a tutto. Anima, corpo, pancia, testa, mani che applaudono, air-drumming. Quei gruppi che mi parlano. Attraverso melodie avviluppanti fra dolcezza, malinconia, fierezza, allegria.
Occhi chiusi, cori seguiti sottovoce, sorrisi invisibili a iosa.
Poi, come detto, voce grandiosa, batterista da applausi, chitarrine sapienti, violino splendido.
Partenza un po’ timida, poi una costante sicurezza e bellezza.
Qualche variazione negli arrangiamenti dei brani, un bellissimo finale (shoegazin’ Violin?).
Hanno fatto "
Mr.November", certo. Anche "Green Gloves", grazie.
Ecco, grazie. A certi concerti, ringrazio contento.
Per quello che quel gruppo la’ sopra, mi dà.
E’ solo musica, poi. Ma se la musica è importante, allora questo conta. E molto.
Bella F.B.  

“Mr.November” (live video)
“Green Gloves” (live video)
“Apartment Story” (video)


C'erano anche Sciampagnino & Monterey.
Belle immagini in due recensioni dei dischi suonati ieri sera, "Boxer" "Alligator"



(poi, un country-boyz a Milano vede delle cose curiose e le nota con uno stupore proprio del genere country-boy, uno di provincia, in città.
All’ingresso dei bagni della stazione centrale a Milano, ci sono delle porte automatiche di vetro. Per aprirle, si paga settanta centesimi. C’è anche un comodo cambia monete. Qualcuno ha lasciato un commento scritto nella toilette: “Bastardi, pisciare è un diritto”.
E poi ho visto il traffico rallentato perché un tram, di quelli che vanno sulle rotaie, aveva fatto un CID con una macchina. La cosa mi ha fatto molto ridere, vedendo il muso arancione del mezzo grosso, inserito nella portiera anteriore di una berlinetta grigia. Anche F.B., avvezzo al traffico meneghino, ha mostrato stupore.)

messo qui da: cidindon a 22:30 | link | commenti (5) |
concerti

lunedì, 05 novembre 2007

Tre concerti diversi, tre locali diversi in un lungo weekend di pensieri fumosi e fumi di pensieri.

I Les Fauves salgono sul palco con il loro spaghindie spruzzato di electro pop. Il cantante trasformato dalla notte di halloween in gigantoso ciccione rosa.
Le linee di basso pulite e potenti, tappeto di tastiere e drummin’ secco.
Bravi, con un appunto. Siate un po’ meno sperimentali e un po’ più rock’n’roll, dai. Ma forse è proprio quello che vogliono evitare, anche se confesso una concentrazione sulla musica resa un po’ distratta da, ovviamente graditi, racconti di super storie e di ambiziosi progetti urlati nelle orecchie.
Si salterella allegramente, tipo su questo brano:
Les Fauves - Fava Go Go Dancer (Mp3) - Buy

Fred Wesley atterra sul palco maffioso, con un gigantesco bassista con mani veloci, batterista superlativo che regala l’assolo più pazzesco che ricordi da un po’ di tempo a questa parte, horn section a incaricarsi degli intrecci di melodie e assoli, chitarra e tastiera a completare il quadro. La leggenda del funky (trombonista, suonò e compose con James Brown negli anni sessanta, fu poi il leader della JB’s) parte con un brano dove la struttura classica del genere si fonde in improvvisazioni jazz. Il secondo pezzo ha un tiro spaventoso e un deep deep bass! (how low can you go?!).
Prosegue così per un paio d’ore, alternando funky & fusion e alla fine ci spaccano con tre super hit “Godfatherofsoul-style”.
Tipo, questa:
The Jb's - Gimme Some More (Mp3)

L'intenso sabato sera parte con una rilettura di grande classe e melodiosa armonia di “Sgt.Pepper Lonely’s heart club band” a cura dei Doctor 3 in onore del quarantennale dell'uscita del disco.
Nella sala semi vuota (ed è un vero peccato, perché un concerto così “propedeutico” all’ascolto di questa musica, non capita spesso, perchè suonato su melodie conosciute e arricchite in modo semplice e pulito, seppur con spazi concessi a rapidi ma intensi soliloqui dei musicisti) mi concedo lo spazio per cullarmi in melodie conosciute, su improvvisazioni e crescendo in chiave trio jazz.
Il solito bel mood del trio “romano”.
Tipo, questo brano, che contiene un richiamo pure ai Beatles:
Wrapped Around Your Finger-Winter 6-Honey Pie - Doctor 3 (Mp3) - Buy

Finiscono presto, permettendoci tutto il tempo per spostarci verso la funky night danzereccia, dove si riprende il discorso musicale della serata precedente.
Dove riprendono fumi di pensieri e pensieri fumosi.
Sempre tenendo il ritmo.

messo qui da: cidindon a 23:59 | link | commenti (11) |
concerti

sabato, 27 ottobre 2007


Tag: concerti, ma anche no.


Pare che il concerto di Amy Winehouse sia stato bello.
Pare dai resoconti positivi degli amici, pare dalle facce sorridenti viste all'uscita.
Pare anche che certe serate nascano male, con un antimood simile una nuvola di fantozziana memoria, che ha inseguito due country boyz in gita a Milano.
Pare che trovarsi in mezzo a una colonna di dieci chilometri costi un'ora e mezza di stop in autostrada, senza possibilità di fuga. Causa? Mega tamponamento. Isoradio dà informazioni non proprio perfette, mentre a macchina spenta si incrocia lo sguardo rassegnato di un camionista troppo stanco anche solo per commentare una sfiga simile.
Un'ora e mezza di maledizioni e silenzi in mezzo al piovoso "somewhere" in un indefinito punto della pianura padana.
Poi una corsa contro il tempo, le pessime indicazioni stradali, il pessimo umorismo meneghino, il pessimo traffico cittadino, la brutta Milano vista da un finestrino con un occhio a guardare fuori e uno sulla cartina stradale (che il tomtom è un club a cui non si è ancora iscritti) il pessimo e ridicolo senso dell'orientamento country-boyz, il pessimo tempismo dell'unico concerto, in vent'anni di onorata carriera concertistica, che comincia ad orari da nord europa, all'orario stabilito, anzi pure un pò prima.
La corsa e le ultime speranze di vedere almeno l'esecuzione di un brano, si infrangono sulla frase "Ci vediamo fuori, è finito" mentre trafelati arriviamo davanti al locale e si aprono le porte per fare uscire spettatori e caldo rappreso.
Tempismo perfetto, beffa perfetta.
Resta il disappunto, acuito da altri antimood personali che ci circondano. Una fame orrenda calmata da un hamburger e un saluto al nostro uomo. Anche lui di fretta, inseguito da nuvole di antimood.
Certe serate nascono male. Ma si ricordano comunque sorridendo.

Amy Winehouse - You Know I'm No Good (feat.Ghostface Killah) - Mp3

messo qui da: cidindon a 16:21 | link | commenti (4) |
concerti

martedì, 31 luglio 2007

Rock in Wagon, part III.

Un lembo di terra polverosa, secca, arsa dal sole, di trentapertrenta metri quadrati. Stretto e dimenticato fra una carretera che costeggia il letto di un fiume ormai senza acqua e capannoni grigiastri di industria varia.
Una carrozza di un vagone ferroviario, modello anni sessanta, vecchio e decadente, riadattato a bar, collegato a un container sfruttato come magazzino volante.
Il bancone del bar e i tavoli dove si mangerà, in pietra grezza. Uno spiazzo, attrezzato, per dire, in un sabato pomeriggio di oceanico calore con assi di legno e gomme.
Il palco pure in pietrona. Spoglio e accompagnato unicamente dal profilo degli alberi. Wagon-Sedute
La nostra piccola "Woodstock".
Assolutamente indipendente, senza sponsor, promozionata unicamente col passaparola.
L'amico che organizza la festa/concerto sua e della sua gente.
Noi, che diamo quello che possiamo. Logistica e trasporti, mani che spillano birre, tengono conti, gestiscono il mixer, spostano attrezzature da palco e varie ed eventuali.
Altri ragazzi che prestano il loro professionismo nella preparazione della grigliata.
Indispensabili, infaticabili ed entusiaste volontarie, sempre presenti, sempre in azione.
Una faticaccia, domenica. Orario praticamente continuato. Dalle 09,30 alle 03,30.
Batteria, furgone, generatore, spillatrice “party tre vie”, frigo, luce, service, strumenti, orari, prezzi.
Inizia in ritardo, qualche goccia prova a disturbare.
Sul palco si alternano gruppi di ragazzini alle prime armi, carichi di voglia.
Gruppi di potente e urlante hardcore. Un tom che salta, un'imprecazione, ma si sostituisce. E il pogo nella polvere dei ragazzini.
Un bel gruppo rock-folk come intermezzo. Applausi. 
Per finire con le danze sotto il palco, sotto i beatz di “posse” nostrane, mentre rime di freestyle ci divertono.
E amici con cui scambiare poche battute, anche solo un saluto, perché si è un po’ impegnati. E tanti regazzi’ e carine regazzi’. E tanti sconosciuti, sorridenti.
Un bel mood.
Alla fine del concerto, facce che continuano a ridere, gente sfasciata ma incredibilmente operativa, abbracci e pacche, un paio di battutone, la fatica che a un certo punto si è pesantemente palesata, mentre l'ultima  gag si consumava.
Ne è valsa la pena.
Per un momento, rapido e intenso, da dietro al banco del bar, spillando l’ennesima birra, ho alzato la testa, visto un sacco di gente, nell'ombra di un fascio di luce. Rigirato la testa, visto volti stanchi ma sorridenti. Eravamo quasi bellissimi.
E quando il silenzio, alle tre di notte, si è reimpossessato del “vagone”.
Guardare su e vedere la luna piena, un cerchio bianco abbagliante nel buio.
Guardare giù e vedere l'ideatore della nostra piccola Woodstock che si guarda, intorno, ringrazia il posto e immagazzina i ricordi di una giornata infinita, divertente, spossante, indimenticabile.
Thanks, everybody.

messo qui da: cidindon a 23:16 | link | commenti (6) |
mood, concerti

lunedì, 16 luglio 2007

Dovevamo essere i soliti due. Siamo in cinque. Una macchina.
Dietro due sciocchi che si ridono in faccia e un cadavere che si riprenderà dopo due pezzi degli Arctic Monkeys per onorare la sua serata e per combattere le scorie di un venerdì non certo di riposo. Davanti, il dynamic duo. La scampagnata da country boyz.
Arriviamo nella piazza coi ciottoli (no infradito, please!) e dopo dieci minuti arrivano i mocciosi.
Venti metri dopo il datore luci, creiamo un piccolo dancefloor. Via, e i primi quattro pezzi ci fanno una riga nei capelli dritta, precisa e secca. Io parto con furibondi attacchi di pesante “air drummin’” che si protrarrà per tutta l’ora e un quarto del concerto (no bis, ma a posto così, regazzì).
Passettini e salterelli, nuvole di fumo, mai sazi o sazi, sorrisini, balletti, birre a sorpresa, “forti eh!?”, risate e una testata amichevole, altri balletti, applausi applausi, fine. Oh, Yes !
I quattro sul palco, sono proprio dei mocciosi, con le manine svelte sulle chitarre, basso “portante”, una macchina alla batteria e un tiro notevole. Due di noi non li conoscevano eppure erano lì a tenere il tempo, ballare, applaudire. Zero fronzoli, one-two, diritti e diretti. Bravi, molto bravi.
Bassi, pure.
Brani, a caso: “Brainstorm” con il torrenziale drumming di Matt;  “Old Yellow Bricks” perché non ballavo così a un concerto da un bel po’; “Bet you look good on the dancefloor”  ci puoi scommettere, caro; “A certain romance” credo abbia chiuso il set (qualcuno mi dia la scaletta, please).  “D id for Dangerous” C’mon!!! I pezzi del nuovo, funzionano. “Balaclava” l’avevo richiesta, grazie; “When the sun goes down” chetelodicoaffà. I pezzi del primo, già “inni”. “Murdy Bum” personale miglior brano sella serata.
Pubblico indiefescionrock, al settimo cielo.
Noi, sazi e contenti, belle facce. Ottimo mood.
Poi, la conclusione di una molto bella serata sarà davanti a tortelloni, salsiccione e birrone.
Nella grotta che protegge e riscalda, canticchiando chitarrine e melodie rock'n'roll.
Da bravi mocciosi.

messo qui da: cidindon a 00:25 | link | commenti (12) |
mood, concerti

domenica, 15 luglio 2007

We looked good on the dancefloor.

Foto_161










(ArcticMonkeys@FerraraSottolestelle-post in attesa)

messo qui da: cidindon a 14:36 | link | commenti |
concerti

giovedì, 12 luglio 2007

Fa da sfondo un telo rosso porpora che mi piace pensare di velluto, ma non lo è.
C'è un organo gotico a canne argentate, non funzionante ma funzionante scenograficamente, a sottolineare la "solennità" di certi brani.
Ci sono sei schermi circolari, uno posizionato sulla grancassa della batteria, che alternano immagini della band mentre suona a fotogrammi apparentemente tratti da film muti anni trenta.
Ci sono neon verticali sottilmente sghembi davanti ai suonatori, che cambiano colore, sottolineando i mood delle canzoni.
C'è il simbolo stilizzato della bibbia al neon che appare ovunque, in un rosso dominante.
Di sangue e ferite e sogni e passione.
Ci sono gli Arcade Fire che arrivano sul palco in dieci. E ci sono venti e passa strumenti, che si scambiano e si amalgamano fra loro creando un suono pieno quanto un uovo. In vari passaggi sul palco non ci sta manco uno spillo. Fisicamente e musicalmente. Sono talmente "pieni" gli A.F. dal vivo che ci sono momenti in cui mi sorprendo a chiedermi se non sia troppo.
La ridondanza, il barocco, il romanticismo esasperato dal rosso che trabocca dal palco.
Sono le critiche, ma sono pure i punti di forza di una band che si conferma splendida, che suona, canta, folkeggia, diverte e si diverte.
E produce "crescendo" con abilita' e maestria, ed è impossibile restare impassibili. 
Coretti, cuore, un lieve senso di ipnosi positiva, salterelli, "handclappin'".
Attaccano con le canzoni sulle macchine, "Keep the car running" e "No cars go" che mi ascolto a peli dritti e un'emozione inaspettatamente cosi' intensa lunga circa dieci minuti.
Suonano quasi per intero i due album. Fra le altre ricordo una  "Neon bible" che, lievemente rivisitata, è un gioiello.
Nel finale lanciano i loro inni folk-indie-stadiumrock tratti da "Funeral" (soprattutto "N.#3 Power out", che ci "fa la riga nei capelli").
Il pubblico risponde partecipe. Penso possa essere la colonna sonora di fieri, malinconici e romantici combattenti, sconfitti da un mondo in cui non si riconoscono eppure ancora desiderosi di lanciare il loro coro festoso contro la contemporaneità.
Esagero, mentre intorno a me sono sorrisi e gioia e siamo tutti contenti, anche il pard accompagnatore.
Gran concerto, oserei meraviglioso, applausi scroscianti, tornate presto, dai.

E PiazzaCastello è sempre un bel posto dove suonare e ascoltare, a parte una vaga preoccupazione per le caviglie, sottoposte alla prova dell'acciotolato della piazza, con "bonus" di qualche buco...

Molti bloggers in platea. Letture da: Attimo, DDAttack,  AS, Kay.
Un video da lei. Foto, Matteo.

Arcade Fire "Rebellion (Lies)" -  Mp3

messo qui da: cidindon a 14:40 | link | commenti (10) |
concerti

martedì, 12 giugno 2007

“…il weekend finisce al lunedi’ sera...”
Saggia frase, premonitrice di un lunedì da stringere i denti, per arrivare adesso, a ricordare un weekend.
Venerdi’, il saggio di danza.
Seppur restio ad apprezzare queste esibizioni, vado, in accompagnamento gradito, teatro imballato di febbrili attese.
Vedo la circumnavigazione del mondo a ritmo di musiche e danze.
A tratti divertente (cinque/seienni che non vanno a tempo, saltellando una danza russa, sono comicissimi) a tratti profondamente noioso (sommare la danza moderna a “Nuovomondo”-scena dello sbarco a Ellis Island- è cosa noiosissima e lievemente priva di senso della misura, appurato che il teatro/danza sperimentale mostrato a mamme con il capello fresco di parrucchiere e il telefonino pronto per lo zoom sulla prole danzante, non ci sta).
Poi arrivano i ballerini di tango.
E questa è per le donne che ballano il tango. Con inchino alla grazia mostrata, in vestito nero.
(Danilo Rea 5et - Tzigane - mp3 - buy here)
Sabato, festival.
Arriviamo e partono i “Disco Drive”.
Gran tiro, pezzi in levare a nastro, a volte doppia batteria (che da queste parti si apprezza sempre) e voglia di divertire-rsi.
Il set comprende solo brani del prossimo, settembre, album. Ne riparleremo, sicuro.
Gironzoliamo un po’ e poi, Piano Magic.pmagic2
Suonano nella piazza davanti al castello, colorato di luce arancione. Sopra al torrione principale, l’orologio illuminato di giallo sembra un grande occhio provvisto di lancette. Sul palco, sfondo nero e abiti neri (foto). Luce bianca dietro all'ottimo batterista e un’oretta di show.
Secondo me sono un gran gruppo. Un po’ freddini, anche dal vivo, tranne per la splendida “Incurabile” che non emoziona solo i duri di cuore. Suono anche assai “sonico” e con perfetti inseguimenti chitarristici, che la tecnica non manca. E "The last Engineer" dal vivo è una bomba.
Pubblico non molto, ma il prossimo anno andra’ meglio, dai.
Domenica calcio (e non solo).
Caldo calcio. Caldo di passione da finale e di gradoni di cemento impregnati di umidità. Divertiti, ci godiamo il tifo, le bandiere, i cori. Imprechiamo per le troppe occasioni fallite, impazziamo per il tocco a porta vuota, gol. Si vince, si poteva stravincere.
Fila incredibile all’uscita del parcheggio, attesa innaffiata da birre.
A casa. Ci fermiamo che siamo stanchini?
Masse’. Si cambia macchina, maglietta, mood, ma ripartiamo, Bulagna, tendone.
Arriviamo presto, o sono in ritardo loro, dipende.
Arriva pure l’imprevisto.
Siamo fuori dal locale a prendere un po’ d'aria umidiccia, nell'ennesima lunga attesa “pre”.
Chiacchiere varie e sguardo vagante sui passanti. Mi alzo, seguendo il consiglio del pard, conscio della fatica che stiamo esprimendo  "…sto in piedi, altrimenti, non mi alzo più…".
Faccio tre passi verso gli amici e: "Ehi ragazzi, mi sa che non sto tanto bene….".
E poi FLOP!  svengo.
Mi diranno che ho chiuso gli occhi per cinque secondi. A me è sembrata un'ora. Riapro gli occhi che sono per terra, gambe incrociate, mente vuota. Dico "Perchè sono seduto?" e realizzo che il mio corpo, inaspettatamente,  è andato via. Una sorta di sciopero non autorizzato contro stanchezza, poco cibo, poca acqua, troppo fumare e troppa umidità. I miei amici si trasformano in prodighi assistenti, mi fanno sdraiare, mi portano zucchero e acqua. Dopo dieci minuti recupero lucidità, modalità linguaggio “on”, bonjourbonjour.
Tanto che riparto, lento, ma alla fine entriamo tutti e assisto al concerto di Nas, seppur seduto, causa debolezza da record, su una sediola recuperata in fondo alla sala/tenda.
Nas tiene il palco e un'ora di hiphop praticamente da solo, colpa di un dj valido a mettere l ebasi e poco altro. Il rapper NYese ha però troppe hit e troppa presenza scenica e vocale per fallire. Pubblico caloroso e danzereccio. Divertente, anche se l'hip hop "scricchiola" di tutto già visto e zero novità.
Mentre sonnecchio in macchina verso casa, penso che forse una stanchezza così non l'avevo mai provata. Ma spesso, esagero.

(omaggi, scritti, ai gentiluomini presenti sulla panchina, in piedi, sui gradoni, alla baracchina, sul muretto, in platea, in macchina. Anche per avermi sorretto mentre….FLOP…)

messo qui da: cidindon a 00:50 | link | commenti (5) |
serate, concerti