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Giovedì
Venerdì
L.Einaudi
Justice
Una serata di beneficenza per una “Onlus”
L’evento live dell’anno (citando il pomposo flyer)
Lui, già visto, so perfettamente cosa ascolterò, pur non essendo un intenditore del genere.
Mai visto un dj set di questo livello (di pubblico, di post letti, di hype, di moda), mai stato un intenditore del genere danzereccio.
Un teatro elegante ed antico.
Un dance hall con palco alto.
Un pianista fra classica e ambient.
Due Dj fra elettronica e dance.
Uno Steinway&Sons nero.
18 cassone Marshall type, piatti e vari zavagli da deejays (con bonus di croce)
Un signore di mezza età con giacca troppo lunga, jeans frusti e stivale fuori moda.
Due tipi stilosi in nero con giacchettine stretchy e atteggiamento "sono trà, sono fico".
All’ingresso, eleganti signore, belle ragazze dell’alta società, signori distinti, qualche studente di musica, io e la mamma.
All’ingresso, giovinotte in “dress code: indie”, ragazzi carichi, già cocktail che girano, io e Pastiss.
Pubblico seduto su comode poltroncine, molte braccia conserte.
Gente in piedi, saltellosa, molte braccia che fanno il gesto della legna, sporadico stage diving.
Ascoltatori attenti, applausi composti ma sempre convinti, qualche fischio d’approvazione.
Urla belluine, fischi-rave, coretti, applausi, altre urla.
Un'ora e mezza di composizioni pescate fra gli ultimi due album, con qualche variazione.
Un’oretta con i brani del disco e varie cosette rimissate, ripassate, riportate qua e là.
La musica, un’altalena fra quiete melodica e crescendo armonici, spazi in cui si infilano pensieri e immagini che si inerpicano, raddoppiando o annullandosi, fra semplici melodie e ricami virtuosi.
La musica, sotto una gragnuola di deep deep bass, electro-dance, con profondi debiti, dichiarati, ai maestri e compatrioti Daft Punk, inni da dancehall, balli di gruppo, salterelli, clap clap, boomboom. Nessun pensiero, solo la battuta, il tempo, il break.
Ha suonato “Primavera” allungandola.
Hanno fatto “D.a.n.c.e.” rimissandola.
Il pezzo del bis, da brividi, con un brano a cuore aperto.
Il pezzo del bis, la firma tamarra della serata con un brano assai "rave", ma io avevo esaurito la benzina.
Bravissimo, come sempre, a volte troppo compiaciuto, forse.
“Fighini i Justice”. Tamarri eh, discotecari eh, ma che carica, che divertimento.
Sempre positivi i concerti piano solo. Sempre.
Et Justice pour moi.

38. Anni di passaggio.

(questo post è gemellato con lei. Auguri a me, regali e buon non compleanno a te. Grazie)
In t'là bùsa à ghè un Tumblr.
Il nuovo (l'unico a dire il vero) side-project del postoperscriverCI.
Facile da usare, divertente da aggiornare e perfettamente inutile per le sorti dell'umanità.
Esagerando.
(cus'el un Tumblr ?Qua).
L'oretta globale di viaggio in solitaria per vedere i Blonde Redhead è stata ben spesa.
Ero proprio curioso di vederli e sono soddisfatto.
Il concerto mi è piaciuto pur non essendo un grande conoscitore della band.
Il trio nippoitalonuovaiorchese presenta un set di novanta minuti circa dove i momenti di "dreamy pop rock" (*) si alternano a brani del passato dove la matrice noise si ripresenta per la gioia dei tanti fan presenti.
Kazu, la cantante di origini jap, ha una bella voce, delicata, quasi di porcellana, mentre lo spoglio palco con poche luci, si riempie di fumo, quasi a proteggere le melodie avvolgenti di molti brani tratti dall'ultimo ottimo lavoro, "23".
E’ sexy, come letto varie volte, con le gambette magrette che sbucano da un vestitino che definisco con un neologismo, nippotirolese, per le bretelle applicate all’abitino "manga".
I gemelli Pace sono seri, precisi e bravi musicisti, soprattutto il gemello alla batteria che costruisce belle e sinuose ritmiche con l'aiuto di una drum machine.
Le canzoni scorrono piacevoli come piacevole è tutto il concerto.
Dopo averli sentiti dal vivo, penso che siano un gruppo piu' "da camera" che da arena. Quasi il loro sound sia diventato troppo emotivo, arrivando a non esplodere mai, in senso fisico, nonostante la chitarra si incendi piu' volte. Ma forse straparlo.
L'appunto da muovere, ribadito che, come spesso capita, i gruppi indie non sono composti da gente votata al sorriso, né al dialogo col pubblico, riguarda le parti registrate.
Infatti, nonostante la nippocantante sbrogli un lavoraccio, alternandosi a suonare chitarra, basso e tastiere, molti arrangiamenti sono registrati. La cosa si sente, in certi passaggi parecchio e a volte dà un effetto straniante, per esempio quando lei canta sopra alla sua stessa voce che fa il coro. O quando pare si dimentichi di suonare eppure, la nota, arriva.
A parte questo, applausi finali convinti.
Hanno fatto "Silently", certo.
Applausi e rispetto per i gemelli brizzolati che quindici minuti dopo la fine del live, si sottopongono gentilmente e a lungo alle indiegirls della bassa mudneisa e alle loro richieste di autografi su magliette, vinili e chincaglieria assortita.
Pubblico diviso fra amanti del rock sui trenta, molti barbudos fra i quali il sottoscritto e giovinotti/e vagamente stilosi/e.
"Dr.Strangeluv" - Blonde Redhead (Mp3)
(*) a parte che le definizioni musicarelle lasciano il tempo che trovano, dovendo sottoporsi al giudizio e alle esperienze musicali di ogni ascoltatore, mi sono spremuto le meningi, ottenendo questo misero succo. Ma definizione migliore di questa, per l'attuale musica dei B.R., non mi viene.
Ho finito "Californication". Prima stagione.
Hank vive a L.A.
Da solo, in un grande appartamento.
E' un padre single di un'adolescente con look dark e amore per il rock.
L' ex compagna, di cui Hank è ancora innamorato, vive con un altro.
Hank fa lo scrittore. In crisi creativa. Scrive pure su un blog. Solo su un blog. Scrive. Ogni tanto.
Si stordisce di alcool, occasionali droghe, occasionali rapporti.
Il suo obiettivo finale è riconquistare l'amata.
Hank è egocentrico, cinico, però ha cuore e talento. E ci prova, ad essere un buon padre e a cercare di riconquistare lei, fra errori, sincerità e sbronze.
D.Duchovny sembra nato per interpretare questo ruolo.
Ho finito "Weeds". Terza stagione.
Nancy vive nei sobborghi di L.A. (Agrestic/Majestic sono nomi fittizi di suburbs).
In una "little box", casette tutte uguali, come recita la meravigliosa sigla d'apertura, un mantra contro il vivere borghese, insieme a due figli problematici e un cognato completamente suonato e inadatto al ruolo.
E' vedova. Il marito ha avuto un infarto.
Nancy fa la spacciatrice di marjuana per mandare avanti la famiglia.
Non consuma, vende. Ed è pure brava nel suo nuovo lavoro.
Il suo obiettivo è andare avanti. Districandosi fra problemi sempre nuovi, gangsters, partner che fumano troppo, amiche non cosi' amiche e amanti "spot". E ci prova, ad essere una buona madre, fra errori, difficolta' e sbirri alle calcagna.
M.L.Parker è bellissima e bravissima.
Sono due serie politicamente scorrette, piene di "fuck", sesso perché no e dipendenze assortite.
Black comedy, dovrebbe essere il termine appropriato.
Se le fanno in tivu', dateci un occhio. Ne vale la pena. "Californication" è troppo cool e la fara' Sky (presumo) mentre mi dicono che "Weeds" è sul satellite, ma con programmazione saltellante e orari folli (immagino, c'è gente che fuma dei bong nella serie).
A meno che non siate troppo perbenisti (in entrambe le serie ci sono alcool, droghe e opinioni non esattamente positive sulle religioni) o troppo assuefatti alle produzioni italiche.
Il giorno che in Italia produrranno una serie cosi', anziché l'ennesimo posto al sole davanti al distretto di polizia, smetto di bere e di fumare. Lo giuro.
Californication è super, ma il finale non mi ha convinto. La seconda serie dovrebbe arrivare in estate negi Us.
Weeds è straordinario. L'ultimo episodio è quasi iconografia. Pare ci sarà una quarta stagione.
(ci sarebbe un discorso "qualitativo" da fare sulle stagioni dei serial, ma non ne ho voglia per ora).
…e in un mondo di serialità tivvi' perfetto, Hank e Nancy sarebbero la coppia perfetta.
Ma questo è un mio trip, alquanto arbitrario per di piu'…
The Decemberists - Little Boxes (Mp3)
(via Junkiepop)