appunti, senza filo conduttore
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visitato *loading* volte
Boom
Jack, once again.
E fanno sette....
(attenzione, il link sopra contiene una SUPER bomba/anticipazione sulla settima stagione di "24")
C'è un disco con dei valzer. Un disco che mi ha colpito sorprendendomi.
Beirut è il nome d'arte di un ragazzotto texano che anzichè dileggiarsi con sonorità rock/blues più consone al suo stato di appartenenza, pare girare il mondo in cerca di nuovi stimoli musicali.
Il suo primo lavoro fu salutato dagli m-blog e non solo come un capolavoro. Folk con influenze tzigane ed est europee. Ascoltai e dimenticai.
Invece questo mi ha conquistato, diventando l'incessante colonna sonora di queste ultime settimane. Un pastiche dove spiccano sonorità francesi e dove vengono suonati mille strumenti.
Un disco vanitoso ma delicato, eccessivo ma romantico, denso ma lieve.
Un vago senso di romantica, a volte festosa decadenza pervade le composizioni.
Ascoltandolo, mi piace pensare a un'immagine.
Come se una band vestita con cappelli di ogni tipo, giacche colorate e rattoppate, gonne svolazzanti, pantaloni di consunto velluto, una sorta di ensemble straccione ma composto, attraversasse il centro commerciale e finanziario di una qualunque città.
Uomini in grisaglia e donne in tailleur nero si girano al passaggio.
Chi con un'occhiata di vago ribrezzo, chi con uno sguardo di divertito stupore, si voltano ad osservare questo raccogliticcio ma intenso gruppo che cammina divertito.
Suonano vecchi violini, pianole con qualche tasto mancante, chitarrine ammaccate, fisarmoniche con fazzoletti appesi al mantice che svolazzano a ogni movimento, trombe arrugginite, percussioni di bastoni, tamburelli e clic clac.
Passano, non curandosi delle insegne, del traffico, degli sguardi, sorridendo ai bambini, ignorando gli sguardi torvi.
Ecco. Così. Niente di memorabile, forse null'altro che una "marchin'indieband", ma un (gran) bel disco (nel sito, sezione video, si possono ascoltare tutti i brani, eseguiti in "live" un pò particolari, in giro per strade, sulle scale, dentro a un bar).
E Nantes (*) entrerà di sicuro nella top ten delle best song 2007.
E se il buon Zach va in Scozia sono cazzi. E cornamuse.
(questa battuta non è mia, l'ho letta tempo fa, all'uscita dell'advance, scritta diversamente, su un blog americano di cui purtroppo non ricordo il nome)
Beirut - Forks and knives (La fête) - Mp3
(*) Encore… une fois….1, 2, 3… 1, 2, 3… poo' poom poo'…..
Appunti volanti in una settimana di pioggia e grigio.
- La pula delle major discografiche ha chiuso OINK. Qua, la faccenda. Peccato. Tanto, chiuso un "buco" se ne apre un altro. Credo. Anche se i cani da guardia sono sempre piu' aggressivi. Chissa', si vedra'. Se mi arrestano (ma tanto è terrorismo piscologico, vero ?!) dite a casa che ero in buona fede e portatemi biscotti.
- Ho visto "Quel treno per Yuma". Un western di impianto classico (che ovvieta', è pure un remake). L'entusiasmo mi assale fin dai titoli di testa, perché pistole e speroni hanno sempre un bel fascino. Narra del breve ma impervio viaggio intrapreso da un fuorilegge e un contadino ex-militare, dopo un incontro fortuito e durante un periodo di cambiamenti e siccità. Attraverseranno un nuovo mondo che prende forma fra ferrovie e città in costruzione, verso un destino e un treno da prendere. O perdere.
C.Bale e R.Crowe sono bravi e intensi nel tratteggiare due uomini diversi ma uniti dal senso dell'onore e dal rispetto reciproco che matura durante il viaggio. C’è un cattivo strepitoso che odia i Pinkerton, polvere e sudore, pallottole e una grande scena con il classico assalto alla diligenza. Purtroppo c’è pure un irrisolto rapporto fra padre e figlio, una tematica un po’ “stanca”, questa della figura paterna, ma spesso presente in molti film con l’intento “formativo”, seppur trattandosi di un western. E un finale che non mi ha convinto del tutto. Nel complesso però, buono. Anche se a queste latitudini, il western pare non riscontrare grandi entusiasmi.
- Domani si va a Milano. A vedere Amy "Chewingum" (*) Winehouse e a fare una scampagnata "country boyz" (**) per rendere omaggio al nostro uomo ubicato nella grande città meneghiniella. Speriamo la signorina si presenti sul palco, altrimenti, rimedieremo comunque la serata.
(*) = battuta difficilmente spiegabile, nata durante una conversazione con una ragazza un po’ (eufemismo) fuori dal mondo musicale. "Si va a vedere A.W." "Cos'è?" "Un chewingum". Silenzio. Risate trattenute. Inspiegabile, appunto. VOI due la capite. A proposito, ci vediamo la'...
(**) = ragazzi di campagna in trasferta in città.
- Sono in ritardo su letture, serials e musica. Accantono. Prima o poi, arrivero'. Nel frattempo resto affascinato dai valzer di Beirut. Ma questo è un post in attesa.
- "La ditta resterà chiusa il 02 Nov." E questa è cosa buona e giusta.
(Dacci le sterle per l’album e scrivine un post, dacci quanto vuoi, anche niente e scrivine un post fra musica, ricordi e marketing virale. Addirittura)
E’ uscito il nuovo dei Radiohead. Non si trova, ancora, nei negozi, ma si può scaricare dal 10 ottobre. It's up to you, come recita il sito, al momento di pagare. Quello che vuoi.
Senza promozione, se non con il passaparola, senza “advance”. Niente, solo l’annuncio. Ne parlano parecchi blogger. I tempi cambiano e la discussione è interessante per gli amanti, ma anche semplici fruitori, della musica. Riguarda la distribuzione della stessa, ai tempi del web 2.0 e della crisi dell'industria discografica. Semplificando.
Ho letto vari post e penso che l’operazione è interessante e da seguire con attenzione, proprio perché fatta da un gruppo con un forte seguito. E' chiaro che se la fa il gruppo del garage non se lo fila nessuno, se lo fanno loro spuntano anche (giustamente, dato l'esperimento) teorie economiche.
Ho sganciato cinque sterline che fanno circa sette euro e venti cents. Un prezzo equo, mi pare. Manca pure la copertina, cosa un pò grave, ma rimediabile.
Di opinioni, confronti, dibattiti e idee sulla faccenda è pieno il web.
Personalmente, mi è piaciuta l'idea di condividere una data e l'ascolto. Certo e comune per tutti. Una cosa forse inutile e vagamente romantica, figlia del mezzo internet e della possibilità di ascoltare anticipazioni e "preview" ovunque.
Nel giro di poche ore sono arrivati in rete i primi giudizi di molti m-blogger.
Come scrive Onan, “Guardando il download la sensazione è stata quella che provavo nei negozi di dischi aspettando l'arrivo del corriere con il pacco contenente il bramato LP.”
Mi sono ricordato subito di una volta che avevo atteso un pacco da un negoziante di dischi, era l’86 se non ricordo male.
Arrivava nei negozi, pure in quelli di provincia, il nuovo dei Simple Minds “Alive & Kicking”.
Il titolare, ci aveva detto il giorno di consegna. Arrivammo alla fine delle lezioni. Sosta con l’autobus per prendere il disco. Niente da fare. Corriere in ritardo, ripassate oggi pomeriggio. Alle tre, testardi e zucconi, ci ripresentammo. Dieci minuti di ascolti di altre cose, poi arrivò il pacco. L’entusiasmo, mentre le forbici, recidevano il nastro adesivo sopra al prezioso involucro.
La stessa sensazione si potrebbe riprovare ora. Alle dieci del mattino, arriva il download. Entro sera ne puoi pensare male, ne scrivi bene, ne parli male, ne scrivi entusiasta.
Poi, si tratta di musica.
Non bramavo un nuovo disco dei Radiohead, sempre da me considerati un po’ troppo avvolti da un’aureola di grandezza per me eccessiva.
“Non ti piace KidA? Pentiti! Miscredente!” Li ascoltavo, trovavo qualche bel pezzo, certo. Eppure i loro dischi non sono “rimasti”. Si ascoltavano un pò e poi c’era sempre una certa mancanza di feeling.
Forse non ero pronto io, ma questo il feeling ce l’ha, immediato.
Saranno le quasi drammatiche ballate intarsiate di violini e pianoforti (l’attacco pianistico di "Videotape" è Craig Armstrong puro, potrebbe fare da colonna sonora in una qualunque scena di abbandono romantico possiate vedere trasposta al cinema). Sarà un pezzo come “Bodysnatchers” che è il pezzo rock che o sei un gran gruppo o non lo tiri fuori mai. Saranno gli arpeggi di strani pesci (questa la volevo troppo scrivere*). Sarà che il falsettone di Yorke non mi pare fuori registro, anzi, riportato su binari consueti, recupera valore.
A sorpresa, il nuovo dei Radiohead, piace. Vedremo se questo resterà.
Scommetto cinque sterline sul sì.
E' concesso anche l’upload di un brano? Facciamo di sì.
* Radiohead - Weird Fishes/Arpeggi - (Mp3)
...e per non prendere i Radiohead troppo sul serio, c’è un Valido motivo.
Domani andrò a votare per le primarie del Partito Democratico.
Perché credo che la partecipazione popolare alla forma democratica del paese sia l’unico vero strumento praticabile per provare a cambiare qualcosa, a dire la propria, senza tribuni da piazze e da luoghi di lavoro.
Un’utopia, forse. Ma il disimpegno totalizzante e fine a se stesso non mi interessa.
Vorrei fare la fila domattina al seggio e non per disorganizzazione o improvvisazione nelle operazioni di voto, ma perché vorrei vedere tante persone fare un piccolo gesto. Sarebbe simbolico e sicuramente più utile di tanta filosofia posticcia sull’anti politica e discorsi sempre più intrisi di potente populismo, per dimostrare come tutti si sia contro il maledetto sistema, in un fiume di pacche sulle spalle a vicenda, teorie ammantate di ideologie e soluzioni a presa rapida (anche se non conosco "Nicola B.” ma mi sta sulle balle)
Poi, sì, vincerà Veltroni, probabilmente il PD risulterà essere l’ennesimo contenitore di scarso coraggio e mal riposte speranze. E capisco perfettamente il sempre più tiepido entusiasmo nei confronti di questa nuova creatura.
Era partito, il “nuovo” partito, bene. Una buona idea, ora già appesantita da una corsa su binari fin troppo prevedibili, come un atleta che arriva un po’ troppo offuscato da troppi allenamenti con troppi “carichi”, al via della vera competizione, allo sparo dello starter.
Il sicuro vincitore, 2400 (!) delegati alla prima convenzione, troppe facce note, pochi ggiovani, la solita retorica, il rischio, come detto da più parti, di una Dc di sinistra. Ma hai visto mai che un vento improvviso e miracoloso, possa sfiorare questo stanco paese ? Portando persone (statisti sarebbe il termine appropriato) responsabili ad utilizzare strumenti concreti per operare un cambiamento vero.
Votare costa pure un euro per le spese (e anche qui commenti caustici a pioggia) e io capisco tutti quelli che non andranno per tutti i motivi che non avranno.
Io andrò, la partecipazione minuscola ce la metto.
Voterò, non il vincitore. Forse Letta, forse la Bindi che a sorpresa sta recuperando alloo sprint posizioni, grazie al fatto che voterà per lei la persona che stimo di più al mondo e alla riflessione dovuta alla lettura di questo post.
Il gesto conterà ? Per uno, credo di sì.
Bonus video: per non prenderCI troppo sul serio, i video di Zoro.
(Intro, dal Partito al PD, candidati a confronto)
Previously on.....

Season One (new!): scrittore in crisi fra sesso e relazioni.
Season Two: sempre più eroi e serial killer con coscienza.
Season Three: vedova in "erba" e fratellini "on the run".
(post in attesa di "visioni")
Tutto quello che avreste voluto sapere sugli indie blog,
ma non avete mai osato chiedere.
Sciampagnino plays "Indieblog is shining".
Avvolti da una nuvola di lacca, i ragazzi cool fanno il loro show televisivo, dove i negroes hanno un solo giorno per colpire col loro spettacolo ghettizzato e i ciccioni non sono graditi.
Ma siamo negli anni sessanta e le cose cambieranno, in fretta e a ritmo di indiavolati swing, orgogliose marce, grasso è bello.
La protagonista, cuore di mamma e ritmo nel sangue, sarà simbolo di riscatto, integrazione e amour fou.
E le bionde cattive perdono irreparabilmente, troppo perfette e un filo naziste, schiantate da ciccia e sapienza coreografica.
La storia e i contenuti sono semplici, quasi scontati ma non c'è nulla di banale in questo musical su grande schermo dove conta ballare, conta come si balla, conta ballare anche se non si sa ballare.
Un film che lascia addosso un sorriso contagioso, un musical pop, divertentissimo, travolgente, zuccheroso, coloroso, movimentoso.
Sarebbe perfino da guardare in piedi, in apposite sale senza poltrone, con gli spettatori pronti fin dalla prima scena a ballare, ancheggiare, clappeggiare, muovendo spalle, bacino, piedini, seguendo i movimenti sullo schermo.
Un sogno sì, anche perchè sarebbe chiedere decisamente troppo ai tanti zoticoni che affollano le sale, pronti, sì, ma a schizzare fuori appena appare la scritta the end, perdendosi l'ultimo gioiello di una lunga serie di ottime canzoni, i bei titoli di coda, l'ultima spruzzata di Hairspray.
Magari diventerà il Grease di una generazione.
Da non perdere.
Perchè the blacker the berry, the sweeter the juice.