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Con riferimento al post sotto, quello dedicato a "Lost", una notizia su "Lost".
Altre 48 puntate, altre tre stagioni.
Voi siete fuori di testa e non ce la farete mai, ad avere il controllo di tutta la roba che c'è nell'isola.
Parere personale eh? Previsionale.
Vedremo.
(via junkiepop)
Otto anni fa. Una serata in discoteca. Riviera romagnola, le solite fole. Allora, era più discreta la faccenda, meno caciarona, nei vestiti e nei comportamenti. Oppure è l’età.
Già la noia di troppe serate del genere si era potentemente insinuata in me. Come una forza, oscura, ma benefica perché suggeritrice. Occorrevano cambiamenti, tardarono ad arrivare.
Praticamente accompagnavo un amico, nel suo recuperare il tempo perduto. Un amico che aveva scoperto la vita sociale, se non ricordo male, a ventiquattro anni. In precedenza, era una parte del mondo che non gli interessava. Scoprì il Pinetglamfescioncalciotresc e impazzì di gioia.
Diventai, mio malgrado ma con partecipativa e filiale lealtà, il suo guru, come mi chiamava lui, compagno di situazioni discotecare. Ballavo anche, in discoteca. Facevano house. Non male, anche se sul lettorino cd c’era sempre rock.
Divagavo… otto anni fa, tavolo in discoteca. Va bè. Gruppo misto, pochi amici, parecchia gente sconosciuta, alcuni con cui scambiai quattro parole, ragazze abbastanza antipatiche di primo acchito, tranne una, interessante. Indossava un vestito bianco. I ragazzi del tavolo la conoscevano, io no. Feci domande. Risultò un percorso difficile. Sembrava avesse reazioni irritanti agli approcci maschili. Ad occhi maschili. Parlai. Abbordai al bancone, chissà come, fra i commenti divertiti degli amici ormai sbronzi. Lei ballò sul tavolo a piedi nudi. Decisi di conoscerla. Non ci riuscii, probabilmente per colpa di una mail.
Una mail, il cui ricordo resta smarrito e non può essere rinfocolato.
A differenza del resto, della notte vissuta insieme, dalla memoria ferrea di quel ragazzo che si scatenava in pista, facendomi morire dal ridere.
Pista che gli portò, un paio di anni dopo, l’attuale compagna.
Sempre un piacere vederti mio caro. Sempre un piacere ridere come stupidi.
Che poi, uno dei vantaggi di vivere in un piccolo paese, è che ci sono persone che serbano ricordi.
Anche per chi li dovesse smarrire....
Come essere a cena in un piccolo ristorante ai piedi delle colline belghe, dove si produce la birra trappista.
Fatta fermentare più volte, ottenendo gradazioni alcooliche e sapori superiori, arrivando ai 14 gradi.
Cinque birre, cinque portate, mentre i proprietari con competenza entusiasta e gentilezza, illustrano l'accoppiamento armonioso o impegnativo dei gusti, dello sposare cibi e bevande.
Salame d'oca con valeriana e pinoli.
Tortelli di caprino, radicchio rosso con sugo di noci.
Involtini di melanzane con mozzarella e basilico.
Rotolo di coniglio con giardiniera di verdure.
Semifreddo di liquirizia con frutti di bosco.
Una delizia, opulenta.
Menzione d'onore al dolce, accompagnato da una spettacolare birra al retrogusto di caffè e liquirizia.
Chapeau.
E, poco prima, al momento giusto, col tono di voce giusto,
“Oh fuck it, I guess I lost!”
Modest Mouse - Parting of the sensory (Mp3)
Lost (Cube)

Non ci sono dei veri e proprio spoiler. Ossia, non c'è scritto "Muore XyZ...". Però ci sono riferimenti al mood della stagione.
Vedi tu. Se vuoi vedere la terza stagione libero da qualsivoglia condizionamento, seppure di poco peso, evita. Altrimenti, leggiti l'ennesimo post dove non si capisce niente... (Op.Cit.: F.B.)
Cari sceneggiatori di Lost,
Ho guardato la terza stagione.
Bravi. Mi avete preso per il culo per due settimane e poi non mi risolvete niente.
Niente di niente. Eppure, era una serie così bella, coi misteri misteriosi, con Kate, con la serie nella serie "lost in romantic" (*). Poi, sul finale della seconda stagione, saltò fuori un mozzicone di statua, un piede con 4 dita.
Noi avevamo già accettato, senza battere ciglio, nuvolenere, botole, orsi polari e tutto quanto quella stracazzo di isola sputa fuori. Dal momento del piedone però, la faccenda si è fatta più complicata. L'implicito patto stipulato con voi "digerite tutto, poi vi spiegheremo e avrete gli occhi gonfi della visione completa e totale di quanto Lost sia il telefilm del millennio", iniziò a traballare, lì.
Un piede. Con 4 dita? Va bè.
Poi, il rapimento da parte degli "others" del "triangolo no" (spin off componente di "lost in romantic").
Nella terza serie, il diluvio. Magie, ritorni, gente morta ma anche no, apparizioni, esplosioni, visioni, più flashback, indizi volanti, esplosivo, gabbie, doppiogiochismo, triplogiochismo?, frasi pesanti come pietre, attese epocali e destini da compiersi, Kate.
Ma poi, cambia tutto. Affinchè nulla cambi?
Sarebbe stata perfetta, se la chiudevate qui, con il season finale epocale. Invece, dovete fare altre stagioni, perché la gente lo guarda (anche se un pò meno, pare, e la capisco, data la tortuosità del plot, sempre ci sia un vero plot...) perché la pubblicità paga ecc. ecc…
Peccato, si sapeva.
Però ammetto che mi sono molto divertito. Persino durante l'ultima puntata, pur contenente il famoso amo per gli spettatori di serial tv, "guarda qua e poi prova, se riesci, a non guardarci ancora", più bastardo di tutti i tempi. Come ogni droga che si rispetti, sai che c'è qualcosa di sbagliato, una dura dipendenza, ma non puoi farne a meno.
Bella la terza serie di Lost. Miglior attore protagonista: l'isola.
Sarò paziente. Attenderò la quarta, la quinta, forse anche la sesta. Troppo? Eh…beh….appunto.
Prima o poi qualche risposta esaustiva e definitiva, la dovrete dare. E visto che me lo ricorderò come avete terminato la terza serie, ecco, state attenti.
Una, su tutte. Da dove viene il piedone con 4 dita?
Perché secondo me è da lì che parte tutto…..
Ps.: se vedo un alieno, vengo lì, ovunque voi siate, e vi sparo.
Ps 2: mi ricorderò, ovviamente, anche di questo (link che contiene spoiler grosso).
(*) = "lost in romantic": raccolta delle storie “romantiche” che si intrecciano in “Lost”. Esempi: il "triangolo - Jack, Kate, Sawyer - no", i coreani, la bionda e il biondino, John e il pugnale, Ecko e il bastone...ecc...ecc…. Spesso accompagnate da musica strappacuore&sguardilanguidi, a volte nei finali di puntata.
Probabilmente bisogna credere nella magia.
Come bisogna credere nell'amore o nel rock'n'roll o nel nuovo partito democratico.
Io credo nella magia, ogni volta che seguo (solo al cinema, niente libri, quindi niente paragoni e nessuna classica frase "il libro pero', è meglio") le avventure del maghetto con gli occhiali.
Durante il quinto anno a Hogwarts si imparano lezioni dal passato, si scopre che forse un bacio non vuol dire fedeltà, si apprendono nuovi trucchi di difesa dalle arti oscure, si abbracciano nuovi e vecchi amici, si combatte il male in bianco e il bene in nero, mentre la politica mistifica la realtà.
E magie. E lettere parlanti, gufi, bacchette, scope volanti, candele pure volanti, incantesimi proibiti, giornali animati, fuochi d'artificio pure animati.
Due ore e un quarto di puro divertimento. Finalmente un film di "entertainment" senza battute orrende o scene "incollate con lo sputo", ben confezionato dal nuovo regista inglese, esperto di serial tivù, ma abile nel destreggiarsi fra tanti personaggi e il fardello del quinto capitolo (quindi, una serie di legami narrativi con le puntate precedenti, abilmente risolti) con aggiunta di azione e introspezione per regazzì cresciutelli.
Cresciutelli sono pure i maghetti che hanno messo su muscoli ed espressioni non proprio da 14enni.
Fate presto a girare gli ultimi due capitoli, altrimenti questi diventano "grandi" davvero.
E, un signore, che come tutti gli uomini affascinanti, invecchia benissimo.
Pensiero volante, alla fine del film.
I sei dell'ordine della fenice, camminano insieme in una scena. Li vedi tutti insieme e sono dei nerds. Non sono belli da copertina di magazine patinato. Ma nemmeno vicini ai tanti ragazzetti che si incrociano per strada. Tendono più alla sfigataggine. Loosers not fescions. E questo forse è il segreto del successo di questa saga. L'immedesimazione in un non prototipo che rifugge gli schemi giovanili imperanti e "apparenti" da riviste e tivu'.
Ragazzini problematici che si aiutano a vicenda.
Un po’ sfigati, coi maglioni grossi, la giacchetta di velluto, l'aspetto tra l'assonnato e il sognante.
Bella forza, sono maghi, se lo possono permettere...
A parte questo, oggi esce il settimo libro.
Mettetevi comodi, c'è già la fila.
e...dopo il cinema, spengo la luce, mentre la civetta, nel giardino di fianco, pigola fortissimo, salutandomi e augurandomi sogni di magie howgartsiane.
Dovevamo essere i soliti due. Siamo in cinque. Una macchina.
Dietro due sciocchi che si ridono in faccia e un cadavere che si riprenderà dopo due pezzi degli Arctic Monkeys per onorare la sua serata e per combattere le scorie di un venerdì non certo di riposo. Davanti, il dynamic duo. La scampagnata da country boyz.
Arriviamo nella piazza coi ciottoli (no infradito, please!) e dopo dieci minuti arrivano i mocciosi.
Venti metri dopo il datore luci, creiamo un piccolo dancefloor. Via, e i primi quattro pezzi ci fanno una riga nei capelli dritta, precisa e secca. Io parto con furibondi attacchi di pesante “air drummin’” che si protrarrà per tutta l’ora e un quarto del concerto (no bis, ma a posto così, regazzì).
Passettini e salterelli, nuvole di fumo, mai sazi o sazi, sorrisini, balletti, birre a sorpresa, “forti eh!?”, risate e una testata amichevole, altri balletti, applausi applausi, fine. Oh, Yes !
I quattro sul palco, sono proprio dei mocciosi, con le manine svelte sulle chitarre, basso “portante”, una macchina alla batteria e un tiro notevole. Due di noi non li conoscevano eppure erano lì a tenere il tempo, ballare, applaudire. Zero fronzoli, one-two, diritti e diretti. Bravi, molto bravi.
Bassi, pure.
Brani, a caso: “Brainstorm” con il torrenziale drumming di Matt; “Old Yellow Bricks” perché non ballavo così a un concerto da un bel po’; “Bet you look good on the dancefloor” ci puoi scommettere, caro; “A certain romance” credo abbia chiuso il set (qualcuno mi dia la scaletta, please). “D id for Dangerous” C’mon!!! I pezzi del nuovo, funzionano. “Balaclava” l’avevo richiesta, grazie; “When the sun goes down” chetelodicoaffà. I pezzi del primo, già “inni”. “Murdy Bum” personale miglior brano sella serata.
Pubblico indiefescionrock, al settimo cielo.
Noi, sazi e contenti, belle facce. Ottimo mood.
Poi, la conclusione di una molto bella serata sarà davanti a tortelloni, salsiccione e birrone.
Nella grotta che protegge e riscalda, canticchiando chitarrine e melodie rock'n'roll.
Da bravi mocciosi.
We looked good on the dancefloor.

(ArcticMonkeys@FerraraSottolestelle-post in attesa)
Fa da sfondo un telo rosso porpora che mi piace pensare di velluto, ma non lo è.
C'è un organo gotico a canne argentate, non funzionante ma funzionante scenograficamente, a sottolineare la "solennità" di certi brani.
Ci sono sei schermi circolari, uno posizionato sulla grancassa della batteria, che alternano immagini della band mentre suona a fotogrammi apparentemente tratti da film muti anni trenta.
Ci sono neon verticali sottilmente sghembi davanti ai suonatori, che cambiano colore, sottolineando i mood delle canzoni.
C'è il simbolo stilizzato della bibbia al neon che appare ovunque, in un rosso dominante.
Di sangue e ferite e sogni e passione.
Ci sono gli Arcade Fire che arrivano sul palco in dieci. E ci sono venti e passa strumenti, che si scambiano e si amalgamano fra loro creando un suono pieno quanto un uovo. In vari passaggi sul palco non ci sta manco uno spillo. Fisicamente e musicalmente. Sono talmente "pieni" gli A.F. dal vivo che ci sono momenti in cui mi sorprendo a chiedermi se non sia troppo.
La ridondanza, il barocco, il romanticismo esasperato dal rosso che trabocca dal palco.
Sono le critiche, ma sono pure i punti di forza di una band che si conferma splendida, che suona, canta, folkeggia, diverte e si diverte.
E produce "crescendo" con abilita' e maestria, ed è impossibile restare impassibili.
Coretti, cuore, un lieve senso di ipnosi positiva, salterelli, "handclappin'".
Attaccano con le canzoni sulle macchine, "Keep the car running" e "No cars go" che mi ascolto a peli dritti e un'emozione inaspettatamente cosi' intensa lunga circa dieci minuti.
Suonano quasi per intero i due album. Fra le altre ricordo una "Neon bible" che, lievemente rivisitata, è un gioiello.
Nel finale lanciano i loro inni folk-indie-stadiumrock tratti da "Funeral" (soprattutto "N.#3 Power out", che ci "fa la riga nei capelli").
Il pubblico risponde partecipe. Penso possa essere la colonna sonora di fieri, malinconici e romantici combattenti, sconfitti da un mondo in cui non si riconoscono eppure ancora desiderosi di lanciare il loro coro festoso contro la contemporaneità.
Esagero, mentre intorno a me sono sorrisi e gioia e siamo tutti contenti, anche il pard accompagnatore.
Gran concerto, oserei meraviglioso, applausi scroscianti, tornate presto, dai.
E PiazzaCastello è sempre un bel posto dove suonare e ascoltare, a parte una vaga preoccupazione per le caviglie, sottoposte alla prova dell'acciotolato della piazza, con "bonus" di qualche buco...
Molti bloggers in platea. Letture da: Attimo, DDAttack, AS, Kay.
Un video da lei. Foto, Matteo.
Arcade Fire "Rebellion (Lies)" - Mp3