appunti, senza filo conduttore
federicoAS in Fottere tutto e nauf...
lExLex in Fottere tutto e nauf...
lExLex in Fottere tutto e nauf...
limiteditollero in Fottere tutto e nauf...
gingertea in Fottere tutto e nauf...
nishtha in Fottere tutto e nauf...
attimo in Fottere tutto e nauf...
onanrecords in Fottere tutto e nauf...
limiteditollero in (questo post non con...
Ci@LastFM
Ci@Tumblr
Federico AS
Forever Beer
ilboss
Inkiostro
Insegna provvisoria
Junkiepop
Milnyc
Onan Rec.
Perrrrmachiara
Personaggi Precari
Pregiudizi cinematografici
Sciampagne!
Tangerine
TogaTogaToga
Nada Surf
"Lucky"
Soulwax
"Remixes"
Bad Plus
"Prog"
Jonathan Carroll
"Ossi di luna"
Pushing Daisies
Mp3 links posted on this site are for evaluation purposes only. Buy the CDs or support the artists. If you are the artist or the copyright owner and would like a link removed, write me .
visitato *loading* volte
...è tardi, è tardi...ma, c'è stata la cena bloggers.
Versione 2.0 + K.
L'unico maschio, onorato, si presenta con fiori.
Quattro mazzetti di semplici, piccole margherite per quattro bloggeuses.
Per una era il secondo omaggio floreale della vita. Per un'altra il conto si fermava anche prima, per l'altra ancora era un ricordo adolescenziale e così via.
Trasalisco. Ragazze carine, ben vestite, curate, con proprietà di linguaggio, capacità di discussione, ironia, simpatia e una eccellente propensione all'etilismo. Quindi?
D'accordo che vivo in un pianeta di frutta candita (aka FruitJoyWorld), ma mi sembra inammissibile la evidente difficoltà maschile di trovare il gesto floreale.
Non è che si debba stare lì a pensare ore su quale fiore e perché. E' un fiore, non è un impegno, non è una promessa. E' un gesto cavalleresco, nel senso antico e nobile del termine. E' un gesto gentile verso la compagna di una sera, una vacanza, una vita. Il gentil sesso (anche se molte donne aborrono la definizione) continua ad apprezzare, pare. Smentitemi.
Perché gli uomini non portano più fiori o non portano mai fiori? Perché costano troppo? Dubbi. Costano anche poco, basta scegliere con un minimo di oculatezza e non fidarsi troppo dei fiorai. Poi, non è che sia obbligatorio, una volta portato un fiore (perché anche un solo fiore può bastare - che sembra il titolo di una canzone orrenda) sia doveroso portarne sempre. Perchè sono impegnativi? Probabile, ad occhi incerti. Perché è vero che il gentil sesso non è più "rosa"? Davvero? Può essere, ma un fiore è solo un fiore.
Probabilmente perché spesso non sanno, gli uomini, dove andrà a parare la serata, l'incontro, la relazione. Non è che sia questa grande novità. Prevedere la durata di un rapporto è difficile quanto stimare la durata di una seduta dal parrucchiere per le meches.
Quindi difficile anche per le donne.
Conludendo, care "vicine" di blog, siete voi che vi prendete sempre uomini che non sanno neppure regalare una margherita, manco strappata da un prato, e questo, ne converrete, è grave, oppure siete un limitato campione per questa velleitaria e futile "analisi"?
Commenti ovviamente aperti, per eventuali altre considerazioni da donne che, abitualmente, ricevono fiori, distruggendo in due righe queste considerazioni. Ne sarei contento.
Magari a Roma (per dire una città a caso) si usa di più.
(questo post poteva tranquillamente essere così: "E' vero che gli uomini non regalano fiori? Fatemi sapere.")
Disclaimer per le bloggers che, brave ragazze, adorano essere citate nei blog:
ogni definizione, anche quella appena letta, è arbitraria e ovviamente confutabile. E, comunque, non c'è nemmeno un link per proteggere la vostra "praivasi"...ahahah... Grazie G. per le "meches"....

It's time for them to go.
Lo diceva Robert Kennedy, assassinato nel millenovecentosessantotto.
Ho visto il film dedicato a quel giorno. Il giorno che l'omicidio del secondo Kennedy assassinato spense i sogni di una nazione. O di una parte di quella nazione.
Il film è molto bello. E, soprattutto, mi è sembrato un film sincero, anche se a tratti retorico, con molti momenti intensi. A parte il messaggio politico, facilmente trasportabile al presente. Parla di unione e di visione per costruire un futuro insieme, possibilmente migliore.
Inoltre, era parecchio che sui titoli di coda non mi pulivo la guancia da una lacrima umida.
Probabilmente perchè mi ritengo una sorta di liberal democratico oppure perchè sono un fottuto idealista. Pure sentimentale.
Coincidenza, oggi gironzolando per la rete incontro iMille. Gente che sta organizzandosi per mettere insieme un nuovo progetto per tentare di dare una scrollata, con nuove idee e un diverso approccio, a un sistema ripiegato su sè stesso, che sta trascinandoci tutti nel baratro della divisione e dell'incomprensione.
Una novità interessante non solo per la sinistra e per il nascituro partito democratico (a proposito, qui).
Anche se votate a destra, consiglierei comunque di dare un'occhiata, leggendo i post linkati.
Perchè questa classe politica ha fallito in pieno e allora, perchè non leggere almeno qualche post?
Così, per farsi un'idea.
Quindi, film e post. E' solo un consiglio, naturalmente. Magari ne vale la pena.
Nel frattempo io vado un pò via.
Un giretto a Valencia.
Una specie di zingarata, una sorta di rimpatriata.
Vedremo, probabilmente da lontano, anche delle barche che fanno una gara, girando intorno a delle boe.
Una barca svizzera (e chissà dove si allena la Svizzera che non ha mica il mare) e una barca dalla terra degli antipodi, sponsorizzata da arabi. Boh.
Vedrò di capirci qualcosa di più.
It's time for me to go.
Naturalmente il blog non sarà aggiornato per qualche giorno. Non sporcate, a'm'arcmand….
Giugno duemilasette.
Le ragazze arrivarono in ordine sparso per il classico aperitivo. Il solito locale, compreso di sguardi vaganti per controllare le presenze e parole per riempire il silenzio.
Un progetto di vacanza e uno spritz. Un matrimonio da preparare e una birra di importazione. Una serata da raccontare e un martini.
Al tavolo vicino, altra organizzazione. Un addio al celibato per maschi e un calcolo approssimativo delle possibilità di rimorchiare.
Inaspettatamente arriva una troupe televisiva, giunta per riprendere l’avvicinamento alle nozze di una coppia di amici delle ragazze.
Si chiamano reality show, ma maturano nell’irrealtà delle situazioni, create da telecamere spione che registrano dialoghi forzati e artefatti, volti velati da maschere di opportunismo e apparenza, e condotto da gay di scarsa simpatia in abiti gucciati e espressione superiore. Arrivano i futuri sposi, mentre le ragazze si dividono. Una va, l’altra resta, l’altra ancora è costretta a partecipare alle riprese.
Nel tavolo a fianco un giovane fa cadere un paio di grossi occhiali da sole, a goccia e firmati. Cadono per distrazione e finiscono ai piedi del mattacchione di turno che li prende in mano e con foga e zero rispetto, li getta a terra. Gli occhiali si rompono, dove l’asta si collega allo spettro delle lenti. Il proprietario dell’oggetto inveisce, ma non troppo. E’ l’occasione per cambiarli e una birra riparatrice chiuderà il caso mentre il tavolo valuta le scarse opzioni per il proseguimento della serata.
Gli occhiali finiscono in una fioriera, le ragazze nelle rispettive case, vinte dalla stanchezza della giornata afosa, la troupe va a cena con il produttore e i tecnici che dovranno sopportare ancora i conduttori e la loro boria.
Il gestore del locale, getta le ultime bottiglie, vede gli occhiali rotti e li raccoglie.
Il giorno dopo li regalerà, riparati frettolosamente con scotch da cancelleria, al ragazzo del banco del mercato, che sogna, mentre fa la cassa alle signore ingioiellate.
Ottobre duemilaundici.
I giornali parlano dell’ennesimo vertice per risolvere la questione del clima e delle forniture del gas. Russia e US sono a un passo dalla guerra fredda, ancora.
Il locale è sempre lì. Immutato nelle espressioni e nelle forme.
Il nuovo proprietario guarda fuori dalla vetrata. Piove il solito acquazzone. Pensa che una volta li chiamavano “tropicali” ora i tropici sono qua. E’ ottobre e fanno venticinque gradi. E piove fortissimo.
Pensa al caso e alle coincidenze mentre tre donne entrano in ordine sparso, liberandosi di gocce di pioggia scrollando i vestiti ancora leggeri di un’estate ormai infinita. Si accomodano al tavolino per pianificare un addio al celibato imprevisto, festeggiare un nuovo lavoro e brindare alla nascita del secondo figlio. Spritz, birretta, champagne. Raccontano al barman che stavano pensando di contattare, per il matrimonio dell'amica, la troupe di “Wedding crashers”, ultimo avamposto del cinismo tivù, dove le telecamere seguiranno il matrimonio con l’aggiunta di scommesse sulla durata dello sposalizio e prove di dubbio gusto con fusti e bellone a saggiare la fedeltà coniugale dei futuri sposi.
Il barman le guarda con occhi sbarrati.
State scherzando, vero?
Certo che sì, confermano le signore.
Mentre altri avventori si avvicinano al banco per il rituale aperitivo, il proprietario si ricorda di una telefonata. Deve chiamare la sua signora.
Di fianco al telefono, i suoi occhiali da sole. Sempre quelli, da quasi cinque anni. I suoi portafortuna. Grossi, a goccia, firmati. Con l’asta sinistra incollata da mani esperte allo spettro delle lenti. Senza quegli occhiali non sarebbe qua. Gli occhiali che gli avrebbero dato una possibilità di conversazione con quella donna che si serviva sempre da lui. La signora ingioiellata che si separò dal precedente marito per lui, regalandogli un figlio e quattrini sufficienti per rilevare il locale, quando l’ex proprietario si trasferì su una spiaggia caraibica, stanco di servire rachitici tramezzini e birre in bottiglia.
Gli occhiali che “signora abbiamo la stessa firma sugli occhiali”.
E mentre la signora che si serviva al banco, parlava con il suo uomo, le donne al tavolo ripensavano a quella cosa della troupe.
Almeno, il barman sperava di sì.
(questo post "romanza" fantasiosamente quanto visto ieri sera. La verità, qui)
E sono sorrisi che si aprono sui volti delle bloggers.
Visti ieri sera, in casuale sequenza.
Sorrisi imbarazzati di confessioni piccanti.
Sorrisi sentiti di emozioni vere, di storie che non vorresti raccontare, ma in fondo sono lì, proprio da raccontare.
Sorrisi che coprono timori comprensibili e paure. La vita, anche sentimentale, là fuori è dura. Soprattutto se sai dove vuoi andare, quando il romanticismo si infrange sulle paure dell'altro. Sulle finzioni degli altri.
Sorrisi etilici che prendono il sopravvento, fra chiacchiere e pettegolezzi da signorine.
Sorrisi di complicità e sicurezza, quando puoi permetterti quel sorriso che mostra precisamente da dove arriva.
Sorrisi mentre la testa si assenta, agganciando una frase, un ricordo.
Sorrisi generosi di amicizie nuove e consolidate.
Sorrisi maliziosi di nuovi sorrisi che si incrociano.
Sorrisi maligni di parole intrise di rivincita.
Sorrisi rilassati, dopo esplosioni di risate.
Sorrisi che si trasformano in ilarità incontrollabile, che "...non era poi mica fetish..."
Sorrisi sognanti mentre si parla di un lui.
Sorrisi imbarazzati di parole che si pensano ma, di solito, si trattengono
Sorrisi di stupore, quando il mondo è proprio piccolo.
Sorrisi che dovreste vedervi spesso mentre sorridete.
E ricordarvi sempre dei vostri sorrisi.
E mi avete letteralmente sfasciato.
E un, mio, sorriso.
(post scritto su "commissione". Hit me, I’m your bitch!)
Una volta c’era il web. La rete. Fu una grande scoperta. Alla gente piaceva, tutti volevano curiosare.
Sempre più persone comprarono un computer per potere controllare, con un paio di click, il film da vedere, la città da visitare, il gruppo preferito, le ultime sui giornali on line, la strada per raggiungere quel posto lontano che rischiamo di perderci.
Poi arrivò il figlio naturale del web. Fu semplicemente chiamato web 2.0 (come chiamare il proprio figlio “nome+junior”).
Il nuovo nato sviluppò rapidamente una grande capacità, sconosciuta al padre.
La possibilità per gli utenti, di creare contenuti. All’inizio con timore, poi lentamente sempre più, la “nuova” rete si popolò di nuovi fili su cui navigare, nuove idee per scambiarsi idee.
Ci furono i blog innanzitutto, i filmati in rete, le foto condivise da server lontani.
Soprattutto c’era gente che voleva dire qualcosa, voleva condividere opinioni, pensieri, voleva forse mostrare di esserci, voleva fortemente comunicare.
Oggi i blog sono definitivamente esplosi, mi pare. You Tube è stata acquistata da una forza del mercato e della rete stessa, il business è arrivato, ovviamente. Ma sono arrivate tante altre cose.
Ecco. In due, rapide e sgangherate parole.
Come si fa a trovare le cose che trovo io ?
Questa era la domanda. Semplice, si ha tempo e voglia di mettersi davanti allo schermo, con scorta di curiosità e passione per i propri interessi e partire.
C’è una teoria. Applicata alla rete, dovresti, in sei click, essere in grado di raggiungere qualunque sito al mondo. Io dico che i click devono essere belli mirati, però è condivisibile. La teoria.
Trovi tutto. Prova.
Ci sono blog e siti specializzati che possono essere un buon punto di partenza per tutto l’entertainment.
Esempio: musica ? Qualche link qui a sinistra e trovi bloggers che ti propongono i loro gusti con parecchi “assaggi”.
Ciccando sui loro link, aprirai altre porte, poi altre ancora e così via. Oppure l’enorme myspace dove oltre ai ragazzini “tks for add+stelle&fluorescente/adolescent” (*) ci sono tutti , ma proprio tutti i musicanti. O aspiranti tali.
Un sito specializzato per l’(indie)rock è questo. Stesso discorso per altri generi musicali. Segui i link sui vari siti. Come seguire briciole di pane. Poi scegli dove ti trovi più a tuo agio, seguendo gusto e personalità. Tuoi o di chi ti piace, ti incuriosisce, ti ispira.
Per la musica un posticino interessante è LastFm. Qui trovi quello che ascolto quando ascolto da qui. Puoi sentire parecchia roba. Immagina un gigantesco falò con un sacco di gente intorno che si scambia cassettine. Un’immagine un po’ anni ottanta, oggi si scambieranno file mp3 con il wireless.
Libri ? Vedi sopra, blog, negozi on line (in questo caso, di solito ci sono recensioni varie), siti specializzati (anche case editrici, per esempio). Da poco c’è anche questo. L’ho fatto rapidamente con i libri letti negli ultimi 18 mesi, circa. E’ una comunità, dove la gente va lì, crea la sua paginetta e poi si scambia informazioni, commenti e consigli sui libri letti e da leggere. O semplicemente, cazzeggia. O guarda. Mica è reato.
Funziona così in tutti i posti “user generated content”.
Perfino Time ne ha parlato.
Cinema ? Blog, siti, anche “ufficiali”, trailersss.
E così via. Naturalmente c’è la politica, la solidarietà, lo shopping, cazzate mai viste, tecnologia….
Personalmente parto quasi sempre dai blog, dove, avessi domande, l’85% (**) dei bloggers è friendly assai.
Clicca, clicca, clicca. Wikipedia e Google ti assisteranno. Un po’ di inglese, aiuta.
Sicuro che vedrai cose che tanti esseri umani non vedranno mai. Addirittura !?
Scoprirai anche che molti di questi posti sono stimolanti per i pensierini.
Ecco, scoprirai soprattutto questo. Prova.
* una birra a chi capisce questa battuta…
** percentuale calcolata sommariamente in tre anni di bloggismo di basso profilo.
Bonus track, nonchè esercizio for dummies: quando esce il primo album degli Havana Guns ?
Dai, che non ho tempo, adesso...
Havana Guns: “n.y.c.s” (mp3)
“…il weekend finisce al lunedi’ sera...”
Saggia frase, premonitrice di un lunedì da stringere i denti, per arrivare adesso, a ricordare un weekend.
Venerdi’, il saggio di danza.
Seppur restio ad apprezzare queste esibizioni, vado, in accompagnamento gradito, teatro imballato di febbrili attese.
Vedo la circumnavigazione del mondo a ritmo di musiche e danze.
A tratti divertente (cinque/seienni che non vanno a tempo, saltellando una danza russa, sono comicissimi) a tratti profondamente noioso (sommare la danza moderna a “Nuovomondo”-scena dello sbarco a Ellis Island- è cosa noiosissima e lievemente priva di senso della misura, appurato che il teatro/danza sperimentale mostrato a mamme con il capello fresco di parrucchiere e il telefonino pronto per lo zoom sulla prole danzante, non ci sta).
Poi arrivano i ballerini di tango.
E questa è per le donne che ballano il tango. Con inchino alla grazia mostrata, in vestito nero.
(Danilo Rea 5et - Tzigane - mp3 - buy here)
Sabato, festival.
Arriviamo e partono i “Disco Drive”.
Gran tiro, pezzi in levare a nastro, a volte doppia batteria (che da queste parti si apprezza sempre) e voglia di divertire-rsi.
Il set comprende solo brani del prossimo, settembre, album. Ne riparleremo, sicuro.
Gironzoliamo un po’ e poi, Piano Magic.
Suonano nella piazza davanti al castello, colorato di luce arancione. Sopra al torrione principale, l’orologio illuminato di giallo sembra un grande occhio provvisto di lancette. Sul palco, sfondo nero e abiti neri (foto). Luce bianca dietro all'ottimo batterista e un’oretta di show.
Secondo me sono un gran gruppo. Un po’ freddini, anche dal vivo, tranne per la splendida “Incurabile” che non emoziona solo i duri di cuore. Suono anche assai “sonico” e con perfetti inseguimenti chitarristici, che la tecnica non manca. E "The last Engineer" dal vivo è una bomba.
Pubblico non molto, ma il prossimo anno andra’ meglio, dai.
Domenica calcio (e non solo).
Caldo calcio. Caldo di passione da finale e di gradoni di cemento impregnati di umidità. Divertiti, ci godiamo il tifo, le bandiere, i cori. Imprechiamo per le troppe occasioni fallite, impazziamo per il tocco a porta vuota, gol. Si vince, si poteva stravincere.
Fila incredibile all’uscita del parcheggio, attesa innaffiata da birre.
A casa. Ci fermiamo che siamo stanchini?
Masse’. Si cambia macchina, maglietta, mood, ma ripartiamo, Bulagna, tendone.
Arriviamo presto, o sono in ritardo loro, dipende.
Arriva pure l’imprevisto.
Siamo fuori dal locale a prendere un po’ d'aria umidiccia, nell'ennesima lunga attesa “pre”.
Chiacchiere varie e sguardo vagante sui passanti. Mi alzo, seguendo il consiglio del pard, conscio della fatica che stiamo esprimendo "…sto in piedi, altrimenti, non mi alzo più…".
Faccio tre passi verso gli amici e: "Ehi ragazzi, mi sa che non sto tanto bene….".
E poi FLOP! svengo.
Mi diranno che ho chiuso gli occhi per cinque secondi. A me è sembrata un'ora. Riapro gli occhi che sono per terra, gambe incrociate, mente vuota. Dico "Perchè sono seduto?" e realizzo che il mio corpo, inaspettatamente, è andato via. Una sorta di sciopero non autorizzato contro stanchezza, poco cibo, poca acqua, troppo fumare e troppa umidità. I miei amici si trasformano in prodighi assistenti, mi fanno sdraiare, mi portano zucchero e acqua. Dopo dieci minuti recupero lucidità, modalità linguaggio “on”, bonjourbonjour.
Tanto che riparto, lento, ma alla fine entriamo tutti e assisto al concerto di Nas, seppur seduto, causa debolezza da record, su una sediola recuperata in fondo alla sala/tenda.
Nas tiene il palco e un'ora di hiphop praticamente da solo, colpa di un dj valido a mettere l ebasi e poco altro. Il rapper NYese ha però troppe hit e troppa presenza scenica e vocale per fallire. Pubblico caloroso e danzereccio. Divertente, anche se l'hip hop "scricchiola" di tutto già visto e zero novità.
Mentre sonnecchio in macchina verso casa, penso che forse una stanchezza così non l'avevo mai provata. Ma spesso, esagero.
(omaggi, scritti, ai gentiluomini presenti sulla panchina, in piedi, sui gradoni, alla baracchina, sul muretto, in platea, in macchina. Anche per avermi sorretto mentre….FLOP…)
Cosa vuoi ?
Sei abbastanza forte per il silenzio o hai ancora paure e ti intruppi nella confusione dell'ennesimo locale sempre uguale, sempre stancamente finto, sempre vacuo di nulla da offrire.
Cosa vuoi ? Dillo.
Vuoi essere la corrente di un fiume o il pesce che la risale ?
Musa ispiratrice o schiava ? Cosa ?
…è che le delusioni hanno distrutto i tuoi sogni.
Certi uomini, che palle, ti hanno strappato la fiducia, la voglia, la consapevolezza, il romanticismo, la speranza.
Ti accontenti di una vacua esteriorità in un vuoto pneumatico di quattro argomenti quattro con omaggi di weekend al mare, vetrine rutilanti di scritte e colori, fra code e noia attutita dal rumore delle onde e quattro argomenti quattro più lo scandalo precotto del giorno e che caldo che fa ?
Quando ti sveglierai cosa vedrai, dall'altra parte ?
Rughe e noia. Rughe e tempo che ti hanno rubato, tempo che non è stato tuo.
E tu ? Cosa vuoi ?
Donna immagine per la passeggiata del sabato pomeriggio e lo struscio da battigia ? Sesso e profumo addosso, ma a rate ?
Un’amministratrice del tuo futuro con l'agenda annuale tutta segnata di irrinunciabili appuntamenti con scadenza il niente ? Bionda tinta in casa e biondo tinto fuori ?
Le delusioni hanno distrutto i tuoi sogni? L'ideale si è trasformato in un semplicistico "son tutte troie" dopo il primo tradimento da cui, che palle, non ti sei piu' ripreso ?
Quando ti sveglierai cosa troverai dall'altra parte ?
Aitanza e baldanza o silenzio e rimpianti ?
Costruire, condividere, cesellare, creare, camminare, colmare, comprendere.
Nessun verbo che inizia per C.?
Scopare, soffrire, sparare, sparire, scindere, sedimentare, soffiare, sconfiggere.
Verbi che iniziano per S.?
Vedete voi. La coda per il mare è gia' iniziata.
Nei cestelli, nei bicchieri di plastica, nei cervelli, il ghiaccio allunghera' ancora di piu' cocktail dai nomi esotici, esclusivamenti creati per voi da barman tatuati perfino nel sorriso fisso, di inutile e fasulla ospitalità da bancone.
Peccato che, in qualche modo, quella sabbia che rimarra' in voi, entrera' anche nei miei meccanismi.
La globalizzazione, forse, vale anche per i sentimenti.
Me lo suggerite, ogni volta che butto lo sguardo.
Piano Solo, Dustin O'Halloran: Opus #18 (mp3)
Fortuna che ieri mattina ho letto questo post.
Me n'ero completamente dimenticato. Decido all'ultimo, ma vado.
Vado per capire se i Modest Mouse sono un gruppo che "mi piacciono ma...", oppure "forti, fortissimi".
C'è qualcosa che mi è sempre sfuggito nell'ascolto di questa band, ora con un nuovo chitarrista. Come se la loro musica rimanesse, alle mie orecchie, sospesa, indecisa se ascendere nell'olimpo delle super preferenze oppure restare nella mischia degli ascolti “buoni”.
Entro all'Estragon che inizia il gruppo di supporto.
Sembrano bravi, suonano bene e poi hanno un violino sul palco che vale apprezzamento di per sé, il violino.
Pochi pezzi ma scorrevoli, ricordano un po’ (di gia'?!?) gli "Arcade Fire", ma forse è un'impressione.
Poi mentre mi concedo una birretta, ascolto il dj set per ingannare l'attesa. Sembra che io e le molte ragazze indie-fescion presenti nello spicchio di platea vicino a me, conosciamo tutte, o quasi, le canzoni. Ma toh, vuoi vedere che sono diventato un "old" indie kid ??
Poi, dopo un sound check piuttosto lungo, arrivano i MM.
In formazione 2-1-2 . Alle spalle, purtroppo un po’ nascosti da un plotone di casse, una coppia di batteristi. Quando suonano in contemporanea sembrano gemelli. Quattro braccia che si spostano fluide sui tom, quattro braccia che pestano piatti e rullante. Uno detta il ritmo, l'altro aggiunge percussioni che si perdono un po’ nell’acustica “da tenda” del locale. Insieme, spaccano.
Davanti sulla destra, Mr.Brock, spiritato, sudatissimo, sprigiona tutta l'energia che può con camiciola a scacchi, pantalone nero, gran vocione, banjo sometimes e maltrattamento di chitarra. Dall'altra parte Mr.Marr. E se non sai chi è, non te lo spiego di certo io, ma una polaroid aiuta.
Suonano le loro chitarre alla grande, scambiandosi riff e accorderia. Due “voci” distinte, come tecnica e stile ma ben amalgamate.
In mezzo, il “centropalchista” di raccordo, polistrumentista e corista aggiunto, a completare, arricchendo il tutto, la sezione ritmica e chitarristica. In un paio di brani spunta la fisarmonica e sono in sette a suonare.
I MM sono un grande gruppo. Punto. Ha ragione Kay, che qua li conoscono in pochi ed è un peccato, mentre negli US sono arrivati addirittura al primo posto delle charts. Ma non importa, si parla di buona musica ed emozioni. E allora in un'ora e mezza di concerto non c'è una brutta canzone, non c'è un momento di noia, ci sono parecchi momenti intensi, potenti.
Ascesi nell'olimpo!
Solo una pecca, da appuntare all’organizzazione o alla band?
Non è un po’ tardino iniziare alle undici e venti ? Al lunedi’ ? Va bene che siamo “rock” ma oggi è stata durissima. Nella tenda, in questo momento, suonano i Built to spill, altro ottimo gruppo.
Pazienza. Prossima volta.
(altri post sulla serata: 1 e 2)
Modest Mouse: Satin in a coffin (mp3)