appunti, senza filo conduttore
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One.
Il mio regista preferito ne ha messa "un'altra delle sue" nel tubo.
Guarda.
P 3.14 (video)
Two.
Esce il nuovo dei Beastie. Boom!
Strumentale. Ka-Boom!
Gia' candidato a disco dell'anno 2007, dopo avere ascoltato solo un brano.
Sulla fiducia che si puo' accordare solo ai selezionatissimi gruppi di riferimento totale.
Prova.
Beastie Boys-The Rat Cage (mp3) (video)
...this is the Zodiac speaking again....
L'assassino scrive lettere, codici, parla alla tv che allora, primi anni settanta, se diceva una cosa era vera. Probabilmente il prototipo del criminale "multimediale".
Tanti messaggi, una lunga striscia di sangue.
Tante parole che terrorizzano una città e ossessionano poliziotti, un giornalista, un disegnatore che si scopre detective.
"Zodiac" è un'indagine su un nome, camminando su fili che si dipanano, intrecciandosi più volte, terminando chissà.
E' un film rigoroso, con una tensione costante sostenuta da una scrittura ferma e convincente e dalla collaudata bravura del regista che lascia spazio agli attori pur non rinunciando a graditissimi carrelloni e ripresone aereone.
E Mark Ruffalo vince sugli altri, pur bravi.
Scene da ricordare: il carrello della posta del giornale, il primo omicidio, la discesa nel sottoscala, la corsa del taxi.
Oserei: da vedere.
Ah... dura due ore e quaranta, ma non volava una mosca in sala.
(per leggere ottimi post sul film: chez cinebloggers)
E'venerdi' sera e arriviamo nel nostro palco regale. Siamo stretti su poltrone costruite per principi lillipuziani amanti del velluto pesante. Stiamo bene però e siamo curiosi.
Ascolteremo classici degli anni ’60 arrangiati e intrerpretati da band+orchestra+coro+voce trainante.
All’ingresso sembra di essere al solito concerto rock, fra gioventu’ con tatuaggi in mostra, molti abiti femminili con grinta, moltissima umidità. (*)
Di lì a poco saremo tutti seduti e composti, catturati da un’esperienza musicale e non solo, bellissima.
Il cantante ha un vestito bianco. Calze bianche, ma ci sta, scarpa a punta di vernice nera, pochette e cravatta nere. Capello impomatato. Crooner italiano, sguardo di sfida, portamento di classe, ugola d’oro.
Mike Patton (do you remember this?) canta il primo brano della serata.
E’ “Il cielo in una stanza”. E dopo dieci secondi di sbandamento per un brano cosi’ cantato da uno cosi’ in un posto così siamo catturati e sorridenti.
Un sorriso quasi beota mentre dondolo la testa e vorrei sapere i testi di queste canzoni italiote di un epoca che non c’è più ma che si comincia a rimpiangere sempre di più. Di quando si cantava di amori, passioni, sogni e tutto era più facile.
Patton ha semplicemente una voce eccezionale. Cambia tono e registro mentre reinterpreta Buscaglione, Tenco, Modugno e gli altri. I brani sono riconoscibli ma riarrangiati con l’appoggio di una band di ottimi musicisti e l’orchestra più coro. Quarantacinque persone sul palco, ventidue canzoni (sotto, la scaletta in una, ammetto, pessima riproduzione) e un ora e mezza, poco più, di incantamento.
E ogni volta che l’orchestra entra con i violini a riempire tutto, vedo il palco con tutti i musicanti e lo splendido cantante, vibrarsi in volo per poi raggiungere, col favore delle notti, nel tour più lungo della storia, tutte le piazze italiane.
E se la Rai fosse una cosa seria, doveva registrare questa serata e trasmetterla, magari non all’una di notte. Avrebbe avuto ascolto. Chissà quante persone avrebbero provato un moto di nostalgia a sentire queste canzoni. Chissà quanti giovani avrebbero detto, come sentito all’uscita, “che bello”, magari riscoprendo certi suoni.
Per ricordare, per non dimenticare, per ascoltare un concerto meraviglioso.
(e io avevo pure dei dubbi….)
Ps.: naturalmente si spera che fra quei venti tecnici in giro, ci fosse anche quello addetto alla registrazione della serata. Sarebbe bello ri-sentire.
(*): questo blog vuole esprimere un forte sostegno verso l'aumento sempre crecente degli abiti estivi indossati dalle donne. Abiti, non jeanseria, grazie.
"Hiro! You look bad ass."
"Really!?"
Ho finito "Heroes". Quasi in contemporanea con gli US.
Miracoli dei torrenti.
Senza mezzo spoiler, che non si sa mai, posso solo dire che è molto bello.
Applausi. Guardatelo.
"Save the cheerleader, save the world."
...to be continued...

Luis Bacalov Vs. Danilo Rea
I 2 pianoforti sono al centro del palco, uno contro l’altro, con le linee curve delle casse tanto vicine che sembrano formare, viste dall’alto, una bocca dischiusa nel momento di un bacio.
4 mani, 20 dita, 176 tasti in b/n.
E due pianoforti che si baciano.
Da una parte il mio pianista italiano preferito (*) indossa una camicia nera sportiva con maniche lunge slacciate. La porta fuori dai pantaloni, neri pure loro come le scarpe, nere e lucide.
Dall’altra parte l’academy winner argentino con camicia grigia appena estratta dalla scatola con le pieghe ben in evidenza. Polsini allacciati, camicia dentro i pantaloni, cintura nera, pantaloni e scarpe marroni.
L’abbigliamento dei pianisti, credo, rispecchia il loro modo di suonare. Ma questo meriterebbe un post a parte.
Suonano da soli e insieme. Quando suona uno l’altro, quasi sempre, rimane seduto ad ascoltare.
Rea propone le sue improvvisazioni tra linee di jazz melodico e arie classiche.
Bacalov suona tanghi, rivelandosi supremo interprete del genere, con un evidente amore per le composizioni di Piazzolla.
In mezzo suonano insieme. Prevalentemente standard jazz a quattro mani.
Quando suona il compositore argentino sembra che da un momento all’altro debbano uscire dalla cassa del piano due coppie di ballerini di tango vestiti di rosso e nero, che seguono le note di passione musicale con travolgenti volteggi.
Quando suona Rea, sembra che da un momento all’altro possano spuntare alle sue spalle, come un paio d’ali, un morbido contrabbassista e un batterista inventivo.
A quattro mani, mentre gli strumenti si baciano, sono spettacolari, come se suonassero insieme da sempre, in un incontro di sensibilità e professionalità superiori.
Una fusione di personalità e stile in un continuo rimbalzarsi le parti ritmiche e melodiche dei brani che eseguono.
Il giovane con le mani vicine al corpo e un modo di suonare nervoso, ma controllato e scintillante.
L’anziano con braccia e gomiti larghi e il busto fermo, come se le mani le muovessero dei fili e un tocco clamoroso con movimenti morbidi ad accompagnare passaggi di puro sentimento.
Eseguono “All the things you are” e altri standard jazz raddoppiandoli e rinfrescandoli.
Eseguono anche un tango. Mentre mi perdo guardando i movimenti dei ballerini sopra alla cassa, penso che se nel mondo si ascoltasse più musica per pianoforte e si ballasse più tango, sarebbe un mondo migliore. Ma è solo un pensiero inutile.
L’ultimo brano dopo il fluviale applauso del pubblico, è uno standard jazz di cui non riesco a ricordare il titolo.
Un morbido mid-tempo swing, accompagnato, durante la divertita esecuzione, dal battito lieve, quasi involontario, di tutti i piedi degli spettatori sul parquet del teatro.
Un quattro quarti di accompagnamento, quasi di ringraziamento, come se al centro della sala ci fosse un grosso metronomo imbottito di cotone.
Il ritorno è un viaggio lento per riascoltare.
Mp3: Danilo rea- Il sogno di Doretta
(malinconico brano di piano solo eseguito ieri sera)
(*) per quel poco che ne so. E ne so proprio poco, fidatevi.
Purtroppo la miopia e l'impossibilità di portare lenti a contatto, non mi permetteranno di scrivere i post che vorrei sulla piscina all'aperto.
Senza occhiali, solo con occhialini, oltre ad avvicinarmi pericolosamente ai mood del magico Mr.Magoo, vedo solo i contorni delle cose. Pure sfocati. Come vedere una cornice, non il quadro. Niente dettagli, che fanno un racconto. Anche niente scalino mentre passo dalla zona "coperta" all'esterno, che fa quasi una caduta da comiche e imbarazzo.
Per esempio oggi ho visto l'ingresso in acqua delle ragazze che fanno acqua-gym, con sottofondo di trotterellante housemusic. Secondo me era interessante vedere le loro espressioni, mentre saltellavano verso la vasca, mentre entravano in acqua. Tutte insieme, come le bimbe delle elementari mentre escono nel cortile sotto lo sguardo delle maestre
Oggi sono pure uscito nella piscina scoperta e ho visto una gru, uno scivolo, balconi di appartamenti residenziali "affacciati" a guardare e un lettino solitario nel prato verde. La cornice appunto.
Ho anche approvato la scelta della piscina, dopo un rapido conciliabolo fra me e me medesimo, come luogo deputato alla pausa pranzo in questa che sarà una lunga estate. Dove non si pranza ma si nuota, si galleggia, si prende vagamente un po’ di sole solitario sulle piastrelle a bordo vasca, mentre un novello Thorpe mi bagna allegramente ad ogni virata che fa e una swimmin'blogger saluta, facendosi riconoscere.
Senza ulteriori "dettagli", il post finisce qua.
Miscellaneous post.
Amici che fanno cose (pt.1):
Dopo anni di cazzeggio senza meta, finalmente il classico maispeis, un'EP autoprodotto con nuove piccole canzoni in ambiente post-rock, qualche concerto per affinare i suoni. E io come drum-consultant, alle prossime "session" di registrazione. Sarà un piacere, ragazzi.
Zvein a Modna fanno una cosuccia molto interessante.
Soprattutto sabato 8 giugno sarà manna per indie-kidz ggiovani e meno ggiovani con Piano Magic, Disco Drive, A toys orchestra.
Uau. Artivivefestival (sito ufficiale)
Annunciato spin-off da "Heroes". Troppa grazia, sono commosso.
Amici che fanno cose (pt.2):
Ne avevo già scritto. Ora lo puoi vedere nel tubo.
Guarda: Fratelli&Rastrelli.
Stasera inizia il festival di Cannes.
A parte, per dire, Norah Jones diretta da Wong-Kar Wai, e tante altre cose, ci sarà il nuovo dei fratelli Coen. Tratto da questo libro. Io l'ho letto, apprezzando. E sono proprio curioso, ma tanto tanto, di vederne la trasposizione. Vedremo. Intanto, Mr.Lee Jones nella parte dello sceriffo è una scelta eccellente.
Fine del miscellaneous post.
Note sparse su note sparse
(lungo trip musicale in 4/4)
Mi ero dimenticato di segnare tre dischi:
Arctic Monkeys: confesso, li aspettavo col fucile spianato. Il primo album l'avevo divorato. Questo è il degno successore. Meno "anthem" forse. Più strutturato credo, con qualche tentativo di cambiare percorso e sonorità, con una maggiore maturità nel suono. E con qualche chitarra surfeggiante. Al primo ascolto ho temuto la "Strokes sindrome" = ecco, questi fanno album fotocopia. Invece i regazzì ci stanno. Promossi. E curiosità di vederli, live.
E qui, una entusiastica ed interessante recensione.
Mp3: Arctic Monkeys “Da Frame 2R”
(aka: senti come pestano i regazzì - questo brano si trova nella versione Japan dell’album. Bah….perchè poi solo i Japan ? Hiro ?)
Kings of Leon: sempre piaciuti, fin dal disco d’esordio. Infatti questo è l'unico album di cui scrivo che non ho scaricato in versione advance negli ultimi mesi, aspettandolo “fisicamente”. La famigliola premia la mia attesa con un ottimo disco. Niente di particolarmente innovativo ma non si chiede questo. Riescono però nell'amalgamare il loro rock sudista venato di blues con sempre maggiore padronanza. Il primo brano vale il disco. Tutte le ballad sono ottime, mentre nei precedenti mi soddisfacevano di più i pezzi tiratielli.
Date in Itali' ? Niente. Pazienterò. Look un pò peggiorato, tirate fuori le camicione a righe, dai.
Lucky Soul: partono e chiunque avvezzo all'”indie pop” è obbligato a pensare "Ecco, cloni delle Pipettes". Invece, no, anzi, questa bionda e i suoi accompagnatori, sanno il fatto loro. Spector&soul in atmosfera retrò e coretti. Bello e divertente. Nelle mie passeggiate in spiaggia spopolerà.
Pochi m-blogger ne hanno parlato. Peccato.
Luz sì e anche qui.
Mp3: Lucky Soul “Get Outta Town”
Inoltre, per completare, mi segno gli album da tenere in considerazione per il listone di fine anno, così me lo ricordo, a meno che la seconda parte dell’anno, perché io ho deciso che la prima parte dell’anno è finita, non sia tanto ricca quanto la prima, ma la vedo dura.
Interpol a parte, ovviamente.
Arcade Fire, Apples in Stereo, Battles, Blonde Redhead,
Dartz!, Explosions in the Sky *, Feist, Giardini di Mirò,
Kings of Leon, LCD Soundsystem, The National, Wilco.
Quasi certi Piano Magic, ma si stanno ascoltando.
Sicuro che questo brano mi si è incollato addosso.
Mp3: Piano Magic – Incurabile (Reprise)
Rileggendo, ho anche l’attuale numero uno. Si vedrà.
Finito ? No.
Leggo nei miei m-blog abituali di una lista molto interessante.
Non la faccio, devo anche vedere la 18esima di Heroes.
Però per chi vuole sbirciare e cimentarsi nella prova….
25 canzoni rock: Onan, AccentoSwedish , Blutarsky, Boss
E tanti altri volendo, basta seguire i links….
(su myspace, ovviamente, tutti i gruppi citati)
* : data di Bulagnà annullata, ve mò che culo.
Di "Infinite jest" molti hanno scritto bene, molti hanno scritto male, ma nessuno ha scritto come vincere lo sconforto che mi ha preso alla 150esima nota circa, che naturalmente non c’entra niente con la storia.
Quale storia ? Quella del tennis, quella del centro di recupero, quella dei separatisti, quella del film che dà totale dipendenza, quella degli Incandenza, che poi è la storia, ma anche no ? Quale ? Roba da bruciare le 1200 pagine e un pò. O usarle come corpo contundente. O per fare un po’ di esercizio per i bicipiti. O semplicemente metterlo da parte per poi darsi delle arie intellettualoidi se qualcuno chiede "Grosso…che libro è ?".
E' un libro difficile non solo per la mole, complicato per l’intreccio e i passaggi “adesso vi rendo partecipi di un mio trip” dell’autore, divertente anche, a volte forse tragicamente, immerso nel genio di uno scrittore capace di tenere periodi lunghi mezze pagine scritte pure fitte, senza il minimo affanno, ricco di spunti e di scrittura, nel senso tecnico del termine.
Però, anche prolisso, a tratti sconclusionato, immerso nella vanità a volte ridondante di uno scrittore così talentuoso.
Facciamo che non sono un “maratoneta” nella lettura e i libri "grandi&grossi" mi hanno sempre fatto un po’ paura.
(completano la "fola" su "I.J." due illuminanti post. 1, 2).
Si tiene però in nota. Verrà magari ripreso, magari nelle lunghe giornate agostane.
Che si legge ora ? Ah, già. Il nuovo WuMing.
Applausi sicuri dopo la, mezza, delusione di “Free Karma Food” e l’adorazione per “New Thing”, le ultime prove “soliste” del collettivo.
Al completo, non sbagliano di sicuro. Si va, in "Manituana".
Trattasi di personalissima sorta di recensione di "Spiderman3" abbinata a fenomenologia spicciola su famigliole "barbare" al cinematografo.
Spoiler warning.
Mr. Raimi si è seduto sulla montagnola di dollaroni e di buone recensioni, dopo i primi due episodi in celluloide dell'uomoragno, e si è dimenticato che oltre agli effetti speciali c'era di più (nei primi due).
Forse c'era anche la novità, ma c'era anche un accettabile rapporto fra azione e introspezione. Qui l'azione c'è, fin troppa forse, ma l'introspezione è lasciata a dialoghi piatti, scontati, banali, troppo retorici che dovrebbero tratteggiare la psicologia dei personaggi, invece sottolineano gli sbadigli del teenager seduto di fianco a me, evidentemente voglioso di lotte, voli, pugnacci in faccia e cadute spettacolari.
E' come se si sentisse la mancanza di ispirazione, non di mezzi ovviamente, per tutto il film che segue lo schema "dialogo/spiegone+super battaglia" con spruzzate di humor, pure involontario a causa di almeno due scene davvero imbarazzanti.
Il top dell'imbarazzo, mio e del teenager, si raggiunge quando Peter Parker, cammina per la città pavoneggiandosi della sua nuova, tetra, personalità, pettinato come fosse il cantante dei "My chemical r*mance". Ma anche la scena del corteggiamento della Spidygirl da parte di Goblin Jr. (il triangolo, no!) rasenta il ridicolo.
Ci sono però grandi combattimenti, super sberloni, voli a perdifiato ed effetti speciali incredibili, soprattutto la "nascita" dell'uomosabbia, battaglie ipertroficamente coreografate da teenager skateboarder mentre l'iconografia del ragno eroe si arricchisce di molti bellissimi poster, soprattutto con l'abito nero).
C'è anche la solita scena munita di bandiera e patriottismo stars&stripes, ma è un attimo, e le comparse donne sono tutte bone (***).
E K.Dunst deve interpretare esclusivamente film dove indossa la parrucca, affinchè io possa continuare ad innamorarmi di lei. Se canta in un minuscolo jazz club, pure annoiata, mi perde un po’ di magia.
E T.Maguire recita meglio con la maschera che senza. Anche lui seduto sulla montagnola ?
Riassumendo: non mi sono annoiato ma ci sono andato parecchio vicino. Peccato mortale per un action movie.
Mi sa che si è annoiata anche la figlia del "Gym-duo" (*) mentre la figlia del "Fescion-duo" (**) si è addormentata nella, infinita, battaglia finale.
Il che è tutto dire.
Si poteva fare molto meglio con meno addendi (leggi: troppa roba). Peccato.
…better "Heroes" than superheroes....
(**) = il "Fescion duo" arriva cinque minuti dopo l'inizio del film facendosi notare per il saltellamento corale lungo la scalinata che li porta al loro posto. Sotto di me. Evidentemente devono essersi persi davanti allo specchio, provando il giusto abbigliamento per l'uscita cinematografara. Tutti e tre indossano pantaloni bianchi. Andrà di moda quest'anno.
Lei abbina una giacca di pelle nera attillata al bianco pantalon e sembra fresca di parrucchiera. E' lunedi' e non è possibile. Lui abbina una giacca da motociclista macho evidentemente costosissima ai soliti jeans bianchi con scritta fescion sulle tasche posteriori. Il tutto, lui, jeans, lagiacca, sormontato da un cappellino con un sacco di "G" stampate sopra. Cappellino che rimarrà incollato ai capelli per tutta la durata del film. Essere molto fescion deve essere una questione di testa.
La bimba, dormiente sul finale, come detto, ha bermuda bianche e giubbino di jeans e avrebbe sicuramente preferito salterellare su e giù per le scale della sala che seguire (età: 6/7 anni) la storiella dei buoni e dei cattivi e dei buoni che diventano cattivi e dei cattivi che diventano buoni.
Però è molto più composta della figlia del "Gym Duo".
(*) Il "Gym duo" arriva mentre si spengono le luci. Non saltellano, ma urlano. "Dove siamo?" " Di qua" "No, più ggiu'". Sono tre file sotto. La moda di famiglia qui è la magliettina stretch per evidenziare i pettorali dei componenti, ma quelli di lui sono, molto, molto più grossi. Evidentemente i due si sono conosciuti in una palestra, dove lui fa sicuramente gare di bodibildingss e lei lo guarda sollevare pesacci con gli occhi pieni di trucido amore.
Anche lei indossa pantaloni, ovviamente stretch pure questi, bianchi. Andranno di moda quest'anno. Entrambi inoltre sono accomunati da una zoticaggine (zoticume, zoticosità) stupenda.
Impiegano tre minuti per capire che hanno sbagliato posto, fanno alzare due file per rimediare, fanno cadere le chiavi, una giacca non loro e un po’ di palle, mangiano Cipster a nastro, ridono, commentano con la bambina, rispondono alle domande della bambina. Provano a fare tutto sottovoce, ma la tonalità di lui è pari all'ampiezza del suo braccio, quindi, niente. Fino alla mezz'ora. Poi, perfino loro si acquietano dopo l'ennesimo spiegone "for dummies" sotto forma di conversazione con zia Mae. Si riaccendono all'intervallo, per fare il pieno di Cipster e disturbare nella drammatica operazione di attraversamento sala, almeno dieci persone. La bambina "Gym" regge il conflitto finale. Forse a fatica.
All'uscita sono tutti e sei davanti a me. Accomunati da pantaloni bianchi e una notevole noia stampata sui volti.
Penso alle invasioni barbariche, accendo una sigaretta, penso anche che scriverò un post.
(***) = per utenti "premium", molto attenti ai particolari.