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2057.
La palla di fuoco e un astronave munita di “ombrellone parasole” che le viaggia incontro.
La palla di fuoco è malata, non scalda più e per un’umanità che vive in un inverno tristemente perenne, incombe il rischio di estinzione.
L’unica possibilità è una bomba, contenente “tutto il fissibile” del pianeta.
Un ordigno da sganciare nel sole per generare un’esplosione capace di creare una nuova stella.
Riusciranno gli otto astronauti a bordo dell’Icarus II – nome appropriato quanto infausto, dopo il fallimento della prima Icaro-navicella “salva-terra” – seduti su una bomba grande quanto Manhattan, nell’impresa ?
Questo è l’incipit di “Sunshine”.
E capisco chiunque possa storcere naso, bocca e quant’altro leggendo un simile plot. Anche io ho storto qualcosa, ricordando tanti film del genere (e si potrebbe proprio parlare di “rescue-earth movies”) pieni di eroi, sacrifici, patriottismo e tanti effetti speciali. E conoscendo quanto sia labile il confine fra un bel film e la boiata, quando ci sono di mezzo astronavi e disastri incombenti.
Danny Boyle riesce nell’impresa di costruire un solido film di fantascienza, fra momenti visionari, costante mantenimento della tensione, slanci d’autore, contrasti fra campi lunghi e strettissimi, montaggio adrenalinico.
Non si fa mancare elementi classici del genere come il computer parlante, il portellone che si chiude, anzi non si apre, la passeggiata nello spazio, sogni agitati, momenti di eroismo, ma li mescola con una padronanza del racconto che, fortunatamente, non cade mai nella banalità, seppure schivando di poco la deriva mistica, con l’aggiunta di qualche scena da ricordare (la stanza dove si guarda il sole è uno sballo).
(attenzione: segue spoiler)
Ci sarebbe da fare qualche appunto sul solito componente dell’equipaggio, presente o passato, che perde la ragione e combina dei disastri.
D’altra parte qualcosa che va storto ci deve essere e noi ci accontentiamo, anzi applaudiamo sui titoli di coda, anche perchè la canzone che li accompagna è conosciuta e bellissima.
...poi, ovviamente, i film di fantascienza si prestano a essere smontati con relativa facilità. Come da chiacchierata post visione: “…evidentemente su Icarus II, il computer centrale monta Windo*s Vista V.26. Infatti, lavorasse in ambiente Mac, quando il matematico calcola la rotta, si sarebbe aperta una finestra di avviso: “Ehi, guarda che lo scudo solare va riprogrammato. Sì o No?”…)
Mi immergo nella fredda piscina delle otto del mattino.
Come in un amniotico sogno ad occhialini aperti rivedo immagini, in rapidi flashback, inseguendo le bollicine prodotte dal passaggio precedente.
Ballerine ai piedi e occhi verdi, le solite gradevoli chiacchiere nel caldo “covo” mentre si spina la nuova trappista e arrivano ragazzi rumorosi, forse rancorosi di tanti sabati sera senza mete.
L’acqua accarezza la pelle, riporta lucidità mentre lo stile diventa più sicuro, fluido nei passaggi che aumentano, portandosi appresso altre immagini.
E occhi verdi che salutano.
Una passeggiata nel mattino di verde esploso nella nuova stagione.
E la prima grigliata domenicale. Veloce, intensa e molto gustosa.
L’equazione: 5 lt. x Tre = controllata esagerazione.
Il prato verde con gli omini in mutande che corrono dietro a un pallone, in primavera è uno spettacolo. Sempre.
Molte persone sugli spalti, un po’ meno. Sempre.
E l’abituale doppietta, seppure con addendi diversi.
Un omone grezzo ma volitivo, che passa dall’inferno degli insulti al paradiso degli applausi nello spazio di un 5/6 dalla lunetta, due rimbalzi e uno schiaccione. E sempre la solita gentaglia spesso non meriterebbe alcuno spettacolo. Almeno lo facciamo alle loro spalle.
Controllo l’orologio a muro. Ci stanno un altro paio di vasche, lente, contemplative di una pace subacquea da cui attingere energie.
E domenica finisce con un lieve mal di testa per tutti.
E no cid. E no wags. Ma anche sì.
La festa è finita, arrivano le zdaure con annessa inesplicabile musica tecno per ballonzolare nell’acqua bassa.
La doccia e fuori c’è fresco e silenzio. Mi fermo ad ascoltare. Maniche corte. Due curve immerse in un mondo antico e poi, via.
Capannoni e sopraelevate. Camioni e smadonnamenti.
Una nuova settimana. Corta vè.
E occhi verdi che sorridono. Ma anche no.
Ps.: Welcome Pasticcion !!
Fratelli&Coltelli
Il corto prodotto da questo talentuso quanto inespresso regista, condensa in quattro minuti una situazione classicamente fratricida, intrisa di gusto per il pulp, raffinate inquadrature e una forte dose di ironia.
Il nostro prende spunto da autori e situazioni conosciute (l'immagine degli attrezzi è un evidente debito"tarantinato"; l'apparizione della dottoressa ricorda qualche videotape visto da naufraghi su un isola deserta...) ma li fa suoi e li trasfigura in una situazione che diverte e stupisce per il gusto e la leggerezza, seppur grondando sangue et interiora, riscuotendo ampia approvazione durante le visioni "private".
Contiene: immagini del locale del millennio, ove si è tenuta la prima alcoolica seduta di "sceneggiatura".
(guarda il corto in quicktime)
Doppietta. Definizione.
La definizione della parola doppietta, per me e per i pochi selezionatissimi habituè, è la seguente: visione consecutiva di due eventi nell'arco di poche ore. Abitualmente gli eventi sono sportivi e la doppietta si fa nella domenica, appunto, sportiva.
Prima sugli spalti, nella sud che non abbandona mai, dove può capitare che due gradoni di curva diventino un salotto, dove si radunano amici e conoscenti e si raccontano di prodezze vagamente etiliche del sabato sera o novità di varia vita, condendo il tutto di commenti calcistici e parecchia goliardia.
Comunque vada sul prato verde, capita spesso che poi si passerà ad un parquet ocra, dopo un breve tragitto e una merenda volante.
Al palazzetto vetusto ma grondante passione, a volte troppa, a volte troppo poca.
Qui, quest’anno si insegue una salvezza impensabile fino a due settimane fa. Comodi, nei gradoni middle class, si fanno gag e si seguono le traiettorie della palla a spicchi.
Sabato sera, la doppietta è stata però musicale. Ho visto due concerti in quattro ore.
Diametralmente opposti per luoghi e generi.
Il primo è un concerto di piano solo. Mi accomodo nel mio privato palco imperiale di primo livello dove da solo, le gambe maleducatamente allungate sulle vuote poltrone rivestite di panno vellutato rosso che nessuno occuperà, vagamente assomiglio a un dissoluto e solitario principe, all’epoca del teatro vittoriano.
Anzichè donne travestite a scopo recitazione, un uomo seduto a un pianoforte.
In due, l’uomo e lo strumento, riempiono il palco.
Tasti bianchi tasti neri. Pantaloni neri camicia bianca.
Trasmettono la loro sapienza, fatta di un tappeto di note, che trasportano me e il mio palco privato in posti lontani. La musica detta la visione ed ecco un leggero ricamo in do e inseguo un volto in una via affollata, una apertura ritmica potente e mi trovo su una spiaggia vuota a guardare il sole, un divertito contrappunto e entro nella cassa dello strumento.
Il bello di un concerto pianistico. Scivolare sulle note, atterrando casualmente.
Fine. Applausi, bis, perché no?, bene, bravo, grazie.
Mezz’ora di un tragitto nella buia ma serenamente piatta notte padana e arrivo in città, dove mi attendono miei ragazzi per la seconda tappa della personale doppietta.
Biglietti di ingresso sì, ma con tessera da comunisti.
Niente palco, niente posti a sedere. E i Julie’s. Niente Steinway&Sons, però il Moog non è male. Niente corde, anzi corde “tiratissime”. Niente mano sinistra, ma sicuri e potenti tamburi. Niente bianco indossato, molto nero e una camicia a scacchi di un nuovo componente, alle tastiere ed evidentemente fuoriuscito dai Kings of Leon, camicia e barba incolta inclusa.
Premetto, io sono un loro fan, però direi sempre più bravi, sempre più “presenti” scenicamente. Mentre la legge sirchia va ancora in fumo, apprezziamo. Ancora “stoner”. Ancora “indie”.
Ancora applausi. Bis, perché no? Bene, bravi, grazie.
Bella la doppietta musicale. Assaggi ?
Baptiste Trotignon “Julia” (mp3)
Julie’s Haircut “Satan Eats Seitan [Remix by Nuccini!]” (mp3)
("Julia" è dedicata alla mia amica M.,"partner in crime" di racconti sull'amore e sullo stato dell'amore, pizze pausa pranzo, disperati/deliranti/divertiti sms, comica complicità ed intrattenimento di "bassa" lega).
Pirateria e contraffazione sono fenomeni diversi e solo in parte coincidenti, certamente possono essere concepite sanzioni penali comuni contro la contraffazione intesa come produzione e distribuzione in scala economica e seriale di prodotti falsificati, e ciò risponde anche ad una fondamentale esigenza di tutela dei consumatori in ambito europeo, ma tuttavia non si possono sottoporre a sanzione penale in modo generico e indiscriminato tutti quei comportamenti che con l'uso delle tecnologie informatiche di comunicazione possono incidere sul copyright e sui diritti connessi, saltando a piè pari una definizione degli atti penalmente rilevanti come quella, finora adottata e chiarissima, di "scala commerciale", che ha anche finora costituito il punto di equilibrio ponderato per l'intervento penale in una materia ed in una rete di rapporti economici assai delicata.
...finora.
Perché potrebbe anche essere che fra qualche tempo, con la possibilità da parte delle aziende, le più grandi in questo caso, di intervenire direttamente nelle indagini di polizia ti controllano il computer per avere fatto file-sharing.
Chi controllerà questa struttura disporrà di un potere immenso e senza precedenti nella storia, utilizzabile per qualunque fine non solo commerciale ma anche di controllo politico e culturale.
Se qualcosa di quanto riportato in corsivo, ha fgenerato qualche forma di prurito, ecco tutto l'appello del Sen.Fiorello Cortiana e l'articolo di PuntoInformatico.
Non sarebbe male spendere dieci minuti per farsi un idea di quanto possa essere, in fondo, liberticida, in quanto pesante forma di controllo, una legge simile.
Firma la petizione.
(via: boss)
In ritardo come sempre, la perenne lotta con la sveglia, puntualmente spenta per approfittare del sabato di riposo. Ma non sarà un sabato di riposo. E' anche il sabato di pasqua. E io sono in ritardo dopo una notte agitata. In ritardo come sempre. Vestiti, soldi, occhiata allo specchio per vedere se c'è tutta la faccia, occhiali da sole, chiavi, ciao, via.
Raccolgo i due pard che mi accompagnano in quello che diventerà, nelle nostre memorie, il "super Saturday" (aka.: il giorno che mi alzai dal letto alle 09,20 del mattino e tornai a letto alle 06,00 del mattino dopo).
Nel mezzo:
La faccia di un pard stravolta da una serata intensamente alcoolica. Sicuro che andiamo ? Sicuro.
Andiamo mentre parliamo di donne, con parole che sfiorano vari aspetti di relazioni andate e relazioni movimentate.
Andiamo mentre percorriamo una strada che non facevo da anni e che riporta sensazioni di domeniche pomeriggio a zonzo su scalcinati motorini.
Andiamo mentre la strada si inerpica e il paesaggio cambia. Niente padelloni per la peitivù, sempre meno macchine, sempre più casupole solitarie o appoggiate su curve e tornanti.
La neve ai bordi della stradina, un capriolo, una famigliola a piedi verso un picnic, ciclisti indomabili, qualche Suv meno agile del previsto, vecchietti sulle soglie delle case che si godono il sole, ultimi baluardi di uno stile di vita, le nostre chiacchiere e arriviamo al passo. Delle radici. 1529mt recita il cartello. Sticazzi. Cartoline per chi non c'è, un bianchetto, l'aria pura, video ricordo, restiamo qua? No, andiamo.
Cambia la direzione, non cambiano i mille tornanti in una stradina a visibile rischio frane. Arriviamo a destino. Come sempre sbagliamo strada ma troviamo il ristorante per la prima tappa dell'enogastrocalcio tour.
Ravioli spettacolari, gnocchi, due fiorentine in tre, che siamo parchi e stanchi. Un bel vino ad accompagnare. Tante parole e una bella unità di vedute e di intenti.
Si va allo stadio. Un prato verde e le montagne lì dietro. Caldo nella curvetta, mentre subiamo la verve degli avversari, andiamo in vantaggio senza merito, terminiamo con un pareggio insipido e triste data la pessima cifra di gioco. Non ci voleva. Ci tocca tornare con un po’ di amarezza. La salita è uno stage di guida di discreto impegno. Rifacciamo il passo e scendiamo a valle, sembra di guardare un video al contrario. Una sosta in uno spiazzo fra le montagne con il silenzio di un mondo a parte, interrotto solo dalle nostre risate.
Termina la mountain, ritorna la valley. Riaccompagno gli amici. Ci vediamo fra un po’.
Fra un po’ significa una doccia e una cena veloce e leggera. Significa bypassare un momento di monumentale stanchezza dopo quattro ore di guida fra tornanti assassini per le mie gambette.
Un sms dà il via alla serata. Fuori subito. Chi si ferma è perduto. Si raggiungono altri amici, si supera un altro momento dove il mood si infrange su anti mood, poi si giunge al solito posto. Andiamo a ballare ? Certo. Non vedo l'ora. E dopo una trappista "energetica" si va.
Si va nel locale dove c'è la "funky night". Entro e penso "non ce la faccio". Sono le due di notte. Esco stremato dopo due ore di balli sfrenati, la testa immersa nel sound, le gambe che seguono il funkydrummer con un facilità imprevista e tanto "cabaret" di ballo.
Erano anni, vero? Si', anni che non mi divertivo così a ballare. E lo sapevo che avevo una voglia sfrenata di perdermi nei miei passettini dance. Mancava l'occasione, il momento giusto, la musica giusta.
E sono le quattro e mezza. Colazione? Perché no? E sono già ricordi freschi di giornata, nella notte quieta e calda. Alle 5,45 saluto il pard. Mi guarda e dice "Bè...bellissimo il "super Saturday". Nonostante gli acciacchi ce la facciamo ancora..." E l' ultima risata chiude una giornata che ricorderemo.
E poi pasqua con descanso, fra cioccolata e tv shows con fratelli in fuga e l'ennesima 24esima ora di minacce terroristiche.
E lunedì, sole e passeggiate e una visita ad amici e prole gironzolante e gnocco fritto a conclusione.
Buona pasqua e buona pasqua fu.
Nelle blog-chart di fine anno ci vorrà la top 20 perché dieci posti non basteranno.
Il 2007 è pieno di ottima musica.
Lo si sottolinea in parecchi stimati m-blog, i miei ultimi ascolti me lo confermano.
Qualche nota volante:
Pur non essendo un profondo conoscitore della carriera dei “Wilco” ho scoperto parecchie coincidenze
fra il loro ultimo lavoro e “How we operate” che è stato il mio disco del 2006.
Ai primi ascolti, giudicato buono ma non super. Poi le ballads acustiche e il tratto southern rock
intriso di brillanti assoli chitarristici mi hanno conquistato.
Dovrebbe essere il disco perfetto per la primavera.
Quelle rondini in copertina, un po’ lo confermano.
Poi i “Battles”, di cui ho già scritto qualcosa, che continuano a passare con una frequenza inaudita
dovuta alla ipnosi generata dai ritmi pressanti e da sperimentazioni “progressive” e non solo,
anche se questo album rifugge molte etichette per rimanere una droga pura come da suo tag.
(a proposito di ipnosi: il video di "Atlas")
Ho ascoltato anche "Sound of Silver". Dividing opinions lette qua e là su questo album.
Dal basso della personale poca conoscenza dell’universo “elettronico”,
credo sia un album da sentire nelle gambe più che da ascoltare, immerso in ottimi mood danzerecci
(difficile stare fermi ascoltando - un brano non a caso - "All my friend") ma probabilmente troppo perfetto,
con una produzione impeccabile al limite della "freddezza".
Comunque gradisco, sperando di incrociare quest’estate almeno un paio di dj svegli che l’avranno
a portata di mano. (nel solito spazio tutto "SoS" da ascoltare)
Ma il grande “Oh Yesss!” del momento è dedicato al nuovo album di Feist.
Un gioiello di canto e atmosfera con la splendida voce della canadese, sospesa fra ballate avvolte nel folk
e piccoli "passi" di danza elegantemente accennati su melodie semplici ed efficaci.
Un’assaggio si può trovare al termine del post precedente.
Definirlo bellissimo senza usare troppe parole è eccessivo ?
Oppure è un disco che capita con le note giuste al momento giusto.
Dulcis in fundo, pare proprio che il nuovo “The National”, tanto per cambiare, sia molto bello.
Monterey conferma la prima impressione. E questo è un buon segno.
E qui, buonanotte con una carezza.
Il brano che chiude (chiuderà, ma ormai i dischi si ascoltano “advance”) l’album.
Con quella voce lì. Fa. Un bel po’.
The National - “Gospel” - mp3
(e siamo ad aprile. E devo ancora "concentrarmi" su BlondeR., KingofLeon, BRMC.
Una pausa no eh ?? Ok, no....anche perché già si aspetta con bramosia il nuovo Interpol.
Anche White Stripes con timore. Ovviamente Postal Service e pure The Bravery e......)