appunti, senza filo conduttore
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Come ampiamente prevedibile, il boicottaggio non è servito a nulla:
E' la versione cinematografica dello spettacolo di AGG il film più visto del weekend. Con 2 milioni e 128 mila euro Anplagghed al cinema supera La mia super ex-ragazza (740 mila) e Marie Antoinette (510 mila).
Come ampiamente dimostrato, le frasi fatte non servono a nulla.
Tantomeno a leggere un libro che bello non è. Per niente.
Come tu faccia a cadere sempre negli stessi errori di valutazione è un mistero.
O stupidità.
A te che non leggerai mai.
A te che sei dall'altra parte del mondo rispetto a me.
A te che però ogni volta che ti vedo, BumBumBum.
Come a scuola quando ero lì che bevevo la mia bevanda alla macchinetta e arrivava la ragazza della quarta superiore.
BumBumBum. Il cuore batteva in testa, la testa batteva nel vuoto di pensieri bloccati dal timore di sbagliare parola, dalla spropositata paura di dire la frase sbagliata.
Un ciao e il telone nero costruito con la timidezza e impreziosito di inadeguatezza, calava impietoso, come un sipario ad inizio rappresentazione, frettolosamente sceso a coprire le pecche di una scenografia comparsa per errore.
A te che questa mattina eri lì a bere un cappuccino.
Entro e ho quindici anni. BumBumBum. Orecchini di perla, capelli raccolti.
Parliamo un po’ davanti a un caffè troppo macchiato mentre sei davvero troppo vicina e vorrei rapirti per un giorno solo e portarti nel mio mondo per vedere come ci stai.
E poi esci per entrare nel tuo mondo, dove sei regina con bonus di fidanzato che pero' secondo me non ti fa sorridere abbastanza.
E' un peccato, ma è il tuo mondo e va bene cosi'.
Io esco e ho sempre quindici anni di romantica ignoranza sentimentale.
BumBumBum.
E va bene così.
Musica.
Anplagghed al cinema ?!?
Leggi qui. Lo spiega bene.
Non andateci, non fateci andare nessuno.
Un'operazione commerciale che non rende un buon servizio all'immagine del cinema italiano. Sempre che ne abbia una.
Peccato scriverlo mentre in giro ci sono due film tricolori meritevoli di visione.
Naturalmente, essendo una "battaglia" fra seicento copie e cinque lettori/passanti è pura, oltre che sterile o inutile, polemica intellettuale.
Però che triste. Ci rimarrà la CULtura dei calendari. Quella sì, sicuramente.
E i film con lo spiegone nei sottotitoli.
E i film che spopolano ovunque e da noi escono fra mesi.
E una programmazione delle uscite nelle sale spesso folle e anarcoide.
E i multiplex che nell'intervallo, accendono la luce e mettono Masini in sottofondo.
Pausa. Lacrima.
(ma che te lo dico a fa' ? Fra un mese ci sarà la fila in strada per vedere questo.
Pausa-bis. Lacrima-bis)
Quando vidi il trailer, segnai mentalmente questo film come da non perdere. E non per il pezzo dei Gnu'Order.
Mi sono letto almeno venti post in questi giorni. Sembra che tutti i blogger siano corsi a vederlo. La maggiorparte contro, pochi a favore. Alcuni, schizzinosi.
Ieri pomeriggio sono stato anche io a Versailles.
C'era una regina da vedere. Una bambina che diventa delfina, un'adolescente che diventa regina.
Troppo velocemente, fra troppi stucchi, troppo oro zecchino, troppi diamanti, vestiti, scarpe, dolcetti, champagne, compagne di corte, troppa compagnia a corte e poco sesso coniugale.
Troppi onori, troppi oneri.
Poi qualcosa cambia, ma non a corte. Non cambia l'opulenza che sottotraccia segue la vita della regina.
Non cambia l'occhio perfetto della regista. Qualcuno ha scritto che fa sempre lo stesso film.
Ce ne fossero di registi con il gusto della Sofia. Poi girare a Versailles sicuramente contribuisce.
La narrazione sta un piano sotto, sovrastata da una struttura, intesa come scenografia, costumi, opulenza di particolari, crinoline, acconciature, feste, lazzi & rockmusic, a volte ingombrante, mentre la MdP sta sempre sulla delfina futura regina. Ne tratteggia le sensazioni e le emozioni fra i "rumors" di corte, le frasi dette sottovoce, i doveri di favorita del re, l'etichetta, le passeggiate nel colonnato, le serate all'opera.
Kirsten Dunst è splendida. Il re un po’ meno, anzi, il re ha due espressioni da re. Annoiato e confuso. Destinato al suo inelluttabile destino.
Forse è anche un po’ troppo lungo, e probabilmente chi non vive il cinema come, anche, un'esperienza "estetica" puo' annoiarsi. 
Il bello è che è un film su cui accapigliarsi. Altro merito. Splendido, lo rivedrei domani.
Per me, quando la carrozza abbandona Versailles, è un peccato abbandonare la sala.
Garcons! champagne, s'il vous plait !!
(ho anche visto le AllStar rosa !!! Sono al centro di un'inquadratura mentre lei ammazza la noia di corte provando scarpe su scarpe).
Una bella idea. Datata, ma rilanciata qua.
La prossima volta che entro in una libreria, provero' a farlo pure io. Dato che le "feste" si avvicinano e una moltitudine di libracci buoni solo per assecondare le esigenze di chi "Cosa regalo? Ma sì...un libro..." sono pronti a sistemarsi in bella mostra negli scaffali più appetibili delle librerie, ahimè contribuendo, casomai non fosse già abbastanza deficitario, a peggiorare lo stato dell'intelletto delle italiche genti.
Facciamolo, dai. Anzi, facciamo anche il cdshifting, dato che le "feste" portano strenne musicali di dubbia qualità e grande vendibilità.
Insomma le solite compile tragiche dei soliti noti.
U-due (ancora?), GiorgioMichele, DepecheM*de (ancora-bis?), O*sis e perfino, cazzo, perfino, Corrs e PoD.
Quasi inaccettabile. Dai, facciamolo.
Anche giallo di livore contro un arbitraggio confusamente contrario alle gioie della squadra del paesello e giallo evidenziatore delle differenze culturali fra spettatori, fra chi sloggia deluso e chi come d'abitudine resta fino alla fine, applaudendo una squadra che vincente o meno esprime ottimo football.
Resta il giorno giallo. Restano due istantanee a ricordare l'affascinante cromia che fonde i colori dell'autunno, le foglie riluttanti a staccarsi dagli alberi e la mia fantasia.
Sabato si trasforma, mentre il giallo lascia il posto al buio, in un film bellissimo. Immagini che restano nella memoria, insieme a un piano sequenza memorabile e a un senso di premonizione che queste immagini lasciano. Saremo cosi' nel 2027? Tutti i nostri incubi si riveleranno esatti ? Un mondo in cui il governo fornisce il kit per il suicidio felice mentre la marijuana è sempre illegale ? Il genere umano continuerà a camminare placido verso la autodistruzione o troveremo illuminanti pensatori che riusciranno a ricordare come conti più ascoltare (e conservare) le urla dei bambini nei parchi giochi piuttosto che lo strepitare famelico dei consigli di amministrazione (politici, industriali o militari, poco cambia).
La retorica mi sopraffa' e pure i link: una recensione che non condivido ma onesta, un ottimo blogger ne parla bene e, in omaggio, il sito ufficiale. Sabato è molto camaleontico e diventa un centro sociale che ricorda la sopracitata London2027. Crepe, pitture e tags apocalitttici a vergare i muri, fuori. Dentro, come previsto dall'amico assente, zero wags, ma tanti amici.
E un gruppo che rima&spacca. Sostieni anche tu la kattiveria.
Altro che Fibra&Mondimarci. Dalla pianura arzana, zero atteggiamento e molta sostanza, ragazzi cresciuti a hiphop, dialetto e buone letture. Ci fanno divertire, bravissimi.
Il CSA rimane nostro territorio privato, dove diamo vita al privatissimo after-show, in formazione tre uomini & un diiggei, fra balli scatenati, riprese digitali, heavy ari-guitarISM e irruenti abbracci in musica mentre una densa nube di fumo ci protegge dal mondo fuori.
E poi è domenica. Il giallo è scomparso, cumulonembi inclusi. Appare un bel blu, un tempo terso e ispirante, una pigna al posto del cervelletto. Nonostante questa si fa la doppietta. Calcio+basket. Fra entusiasmi eccessivi e repressi per una vittoria che si aspettava da troppo e entusiasmi spenti da troppe aspettative e una squadra non all'altezza. Ma va così. Va da soffrire sempre, a queste latitudini, altrimenti siediti e guardati lo sport moderno in tivu'.
E aspetta il 2027.
Oggi la cromia del quadro cambia ancora. Grigio. Brutto colore, se non per un bel maglione. Un colore di acciaio che fonde ogni contorno.
E grigio sia. Per affrontarlo meglio, musica. Un pezzo strafamoso, virato folk. Cullando sogni sportivi o i sogni che volete.
Aspettando il sol. Levante.
Lo sport preferito degli italiani è salire sul carro.
Meglio se quello dei vincitori. Altrettanto gradita è la versione contraria dello sport.
Scendere rapidamente dal carro. Appena si sente puzza di incidente di percorso o di difficoltà.
Si racconta di rapidissimi saliscendi e di record imbattuti, appesi nelle bacheche dei vari bar sport dello stivale.
Il calcio, essendo lo sport nazionale "ufficiale", offre un ottima prospettiva sulle modalità "del carro".
La squadra del paesello punta ad ottenere la decima vittoria consecutiva, giocando in casa con una non irresistibile formazione di seconda fila.
Dopo cinquanta secondi la squadra del paesello si trova sotto di un gol.
E iniziano i malumori dei nuovi arrivati sul carro. Quelli che stipano la tribuna, facendosi vedere, pontificando inutili commenti, ricoprendo di insulti gratuiti gli avversari, cercando di passare oltre le loro frustrazioni private, per un paio d'ore almeno.
Arriverà poi il pareggio, ma non la decima.
Troppo facile assistere al filotto di vittorie, salire sul carro e criticare.
Dove eravate quando eravamo in ottanta al "camp ed cà" e il giornale locale non se ne occupava per niente ?
Dove sarete quando l'euforia, aiutata da qualche inevitabile risultato negativo, crollerà ? Come mai ad applaudire i giocatori, bravissimi nel raccogliere nove vittorie consecutive, offrendo contemporaneamente bel gioco e ariosa spettacolarità della manovra, è rimasta mezza tribuna mentre si assisteva al fuggi-fuggi generale ?
E dire che non faceva così freddo.
E tu, che fino all'anno scorso seguivi il calcio moderno e non sapevi neanche in che categoria si stava, vieni da me a fare lo sbruffone calcistico ?
Guarda che io sarò negli stadi oggi, domani e a settant'anni, se avrò la fortuna di arrivarci. Seguendo sempre quelle due squadre lì, quelle della provincia e del paesello, quelle che senti tue, quelle che ogni gol sbagliato è una coltellata al sistema nervoso, non perché si vince, o si va sui giornali, ma perché è così e non puoi farci niente, altro che coppe e dirette televisive, ma anzi, campacci di periferia e stadi con le crepe nei muri.
Tu, no. Inseguirai nuove mode, nuovi carri dove salire, rubare emozioni non tue e poi sputarci sopra, una volta sceso, una volta che il carro avrà le ruote bucate e bisognerà spingere.
E mentre io sarò lì, serie Ci, serie Acca, quella che sarà, tu continuerai a salire e scendere con rapida efficienza e zero dignità dai vari carri che passeranno.
Non te l'ho potuto dire, ieri. C'era perfino tua moglie.
Incredibile, perfino tua moglie fai salire sul carro e io spreco tempo per scrivere perfino un post.
Perfino...
E allora, non rimane altro che un po’ di musica.
Un po’ rabbiosa, ma con il "cuore" tenero, come i miei pensieri.
E allora vi lascio lì.
A cullare, rimirando la vostra specchiosa immagine di esteticità.
In banale uniformità ai canoni del consumo.
Consumo dell’immagine, consumo di bellezza, consumo di masse in cerca di un approdo irraggiungibile perché artificiale.
Poiché la vera bellezza si manifesta in modo naturale, come parte e componente del nostro mondo.
A volte la bellezza non si vede subito, bisogna agire di sottrazione per vederla, bisogna trattarla bene perchè sbocci. Incantandoci di stupore sincero.
Sottrazione quindi, non costruzione per ammucchiate di stilemi che vi affrettate ad abbracciare ed ad imporre.
La bellezza naturale scarseggia sempre più. E contribuite pure al depauperamento di cotesta ricchezza.
Portando inautenticità e ostentata classe comprata allo spaccio dei costumi.
La banalità fasulla dell'estetica del brutto. Irresistibile lama nel burro. Dove lama è usata nel senso di arma. Forse impropria.
Ma va bene tutto. Nulla è perduto quando tutto pare perduto.
E ora dovrebbe entrare in scena l’eroe. Non sono io.
Io immagino l’arrivo dell’eroe. Non immagino ancora chi sia.
A parte questo…vi lascio lì, allora…senza rancore.
Musica.
(il template fa le bizze. Non ho voglia di scoprire perché. Una settimana interessante, nonché stancante. Comunque su mEc e su Faierfoss si vede bene.)
Gli irlandesi bevono il Uischi con la birra, noi il rhum. Che razza siamo ? E due rhum a quaranta gradi in mezz'ora possono essere un pugno in faccia, accompagnato da grasse risate e gag superlative. Calmo, a letto. Venti righe giusto per prendere sonno. Un settimanale da un giornale e un articolo che promuove un libro, niente male, sembra, mentre gli effluvi spagnoli alla melassa mi chiudono gli occhi. Dormi dormi. Ti risvegli, vai a comprare una chiavetta uessebi. Subito altrimenti ti dimentichi. Porti gli occhi stanchi. Occhi stanchi che passano stanchi sul piccolo reparto libri del piccolo centro commerciale. La solita vuota vetrina piena di codici per svogliati lettori e l'ultimo di quell'autore, dai, quello che ha scritto il libro e poi hanno fatto il film, e...sorpresa ! "Critica della ragion criminale". Il libro di cui leggevi la sera prima. I libri ti trovano. Frase fatta. Frase giusta. Anche se Kant non è che sia proprio conosciuto, da queste parti. Bah, verifichiamo...