appunti, senza filo conduttore
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La violazione comporta la decurtazione di nr.2 (due) fottutissimi punti sulla patente di guida ai sensi art.centoventisei-bis del C.d.S.
Ho perso la verginità. Dopo lunga battaglia. Ai settantotto all'ora.
La nuova patente (la vecchia si è suicidata in giro) avrà la penalizzazione, oltre alla foto con la barba.
Buon campionato, anche se pare che i vigili siano in gran forma. Le merde.
Le stelle, invece, stasera sembravano brillare di velocità cosmica, mentre inseguivano vapori di nuvole, allontanando di qualche ora l'arrivo dell'autunno.
Ed' è la seconda volta. La seconda volta che la frustrazione non si fa pagare. La stanchezza diventa insopportabile. Mentre la paura strizza l'orgoglio. Potrebbe essere la seconda occasione. Pensaci. Pensa ai soldi che perdi, pensa ai sogni che son desideri vacui e sprecati. Forse inadeguati, forse esagerati. Almeno, pensaci. E poi, basta.
Venerdì esce "The Departed". Fnalmente. Criminali o poliziotti? Giusto o sbagliato?
Questo voleva essere un post a punti. Ma senza punti. Almeno senza due punti.
E si scrive "Gabbana" non "Gabana". Oltre al grande messaggio "la moda è cool", che si autodisperde durante la visione, annacquato da manciate di pentimento e buoni sentimenti di ritorno.
Un perfetto prodotto dedicato a lei per i vestiti, lui per la bellezza e per l'accompagnamento di lei. Per tutti e gradevolmente inutile.
Bella la segretaria, anche col maglioncino sbagliato, brava la direttrice, le battute migliori le ha il gay (che noia, questi fashion-gay iper intelligenti e al vetriolo che furoreggiano nei "chick-movies") sex&thecity thank you, zero scelte scomode, new prettywoman-ism e finale da sognatrici con borsa di LV. O Chanel. O Chloe'.
Insomma, o la borsa o il sogno, a scelta.
Visioni: "Devil wears Prada." (anche qui.)
"Age of innocence" degli Smashing Pumpkins.
E in un attimo torni a sette anni fa. Circa. Sul divano, a simulare la batteria. Pesantissimo air-drumming.
La batteria l'hai poi imparata suonare. Eri portato. Maledetto gomito. La musica a te ha sempre fatto quell'effetto lì. Di alterare la realtà. Sentirsi proiettato in un video. Con incredibili nonchè innate capacità di suonare tre strumenti contemporaneamente. Oggi come allora. Se ascolto una canzone di allora, allora come oggi. Ancora di più. Certe canzoni ti rimangono dentro. Il problema è che me ne dimentico troppe. Lapalissianamente ne ho dentro troppe. Perchè le canzoni mi si attaccano dentro. come a tanti altri poi, non è che sia sta gran cosa. Però è una cosa buona. Come una sorta di equilibrio che ti sei costruito negli anni, come fondamenta di note apparentemente accatastate, in realtà componenti un disegno preciso, un percorso in cui facilmente ritrovarti, pezzi di pane musicale a ricordarti una strada, per non perderti. O non perderti troppo. Girovagando per tutti i generi. Sempre affamato di pane e percorsi. Dagli esordi del punk, ai primi vagiti new wave, alla elettronica truzza anniottanta, che fortunatamente non ha lasciato segni pesanti, ai primi cappellini da baseball conditi di rhymes&fuck. E la scoperta dei Beastie. Il grunge. Tutto, fino all'ultimo respiro esalato da un biondo cantante romanticamente rabbioso. E i Pearl Jam cazzo. La techno, d'estate, a Riccione. Un classico. E poi la black music. Il funky anni settanta. Un pizzico di fusion. Marvin Gaye, R.I.P. La musica del diavolo, il blues. Con quelle quattro battute sempre in testa. E ancora il rock nei suoi contorsionismi di forme in quattroquarti. E ancora beatz. All'improvviso, il brit pop. e sprazzi di cantautorialità rock italiana seguiti da un grandioso rigurgito di classic rock. Led,eiSiDisi, i Deep, Jim&Jimi, le linguaccie rotolanti...
Timidamente, il jazz. L'ultimo approdo. Un mondo nuovo. Divertentissimo. Sperimentare nuove capacità. Provare a suonare il piano. Bellissimo, ma troppo tardi. Un giretto di classica per gradire. E tanta musica "indie" come si dice. Ancora fottuto rock'n'roll in fondo. Ancora di più da quando ho il blog.
Adesso sono gli Smashing Pumpkins. Un gruppo che ho ador(E)ato. Ballato. Cantato. Oggi come allora, si diceva. Trasportato. Senza ritegno.
Una scena da ricordare, a 40 nodi di velocità, in mezzo al mare:
Lei: "Sono una donna indipendente. Non ho bisogno di un uomo per avere una casa dove vivere".
Lui. La guarda. allunga un braccio e le allaccia la cintura di sicurezza.
Lei. Guarda lui, toccandosi i capelli.
Temevo molto il lato truzzo di "MiamiVice".
Ma andiamo, tanto è un film di Mr.Mann.
Anzi, lo voglio proprio vedere visto che è un film di M.M.
E per due ore in mezzo a lunghe notti (e gite in motoscafo) riprese in digitale e viste attraverso gli occhi duri, sempre più duri dei due cops, ci sono cose che non mi convincono del tutto ma resto avvinto e avvinghiato alla storia e all'estetica "manniana".
E nelle scene finali, quando parte questo brano, perfino colin farrell mi diventa simpatico nonché neoromantico.
E allora è un gran film.
D' altra parte, come si leggeva, è un film di Michael Mann.
Camminare. Con la temperatura perfetta per camminare in notturna.
Cercando di scrollarsi di dosso cose che rimangono attaccate, non c'è nulla da fare.
Un buco bianco nel cielo, grande quanto una monetina da un centesimo, rischiara tutto il buio intorno tanto da riuscire a leggere "Marlb*ro" sul filtro prima che scatti l'accendino.
Un sorriso, un soffio di sax dalle cuffie, un pò di tranquillità musicale dopo la recentissima valanga di musica indie.
Fermare i passi per ascoltare il silenzio che c'è pensando alla banalità della cosa.
Passi nel silenzio con la luce bianca addosso.
Vorresti non essere mai stanco di camminare.
Vorresti l'abbonamento annuale a passeggiate così. Liberatorie.
E sorridendo riguardi quel buco bianco, girando l'angolo, tornando a casa.
Lo rivedrai, magari in una sera di gelido dicembre, sopra agli stessi passi.
E' anche molte altre cose. Intense inquadrature su gruppo di attori espressivi, un senso di lieve claustrofobia per queste immagini sempre strette, come se si fosse nella pancia dell'immigrazione forzata dalla povertà o dalle leggende su fiumi lattei e verdure giganti.
Più ci penso, più mi è piaciuto ma non è un atteggiamento da cinefilo.
E' che quando i film piacciono davvero sedimentano.
E rivedo quegli occhi neri incerti fra la paura e la speranza. O le toppe sui vestiti, le dita nere di sporcizia, la speranza e la paura del domani.
Rivedo i girotondi umani sulle scale di Ellis Island.
E rivedo anche la signora che commenta sulle scale mentre usciamo dalla sala, accendendo una sigaretta con fare "vamp", "mah…un po’ ripetitivo".
Signora, rispetto tutte le opinioni io, davvero. Però nella sala di fianco c'era quel film con la Rachel di Friends, ha presente ?? Ecco, forse quello era meno ripetitivo...
E per quanto riguarda il siciliano, dopo un po’, ci sia abitua...