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Qui temporali o acquazzoni non se ne sono visti.
E la bolla di calore rimane come una petulante signora cicciona che ti segue, parlandoti di noiosità tutto il giorno.
Si spera che non temporali nè acquazzoni neppure questo weekend, altrimenti è un disastro.
Perché dobbiamo essere indie e rock. E quindi non possiamo perderci nè gli uni nè gli altri.
Soprattutto gli altri che rischiano di essere the next big thing del centroemilia. E soprattutto perchè la festa la organizza il mio pard. Quindi spero che la signora di cui sopra resti qua a blaterare fino a lunedì. Tanto, un giorno in più o in meno...
In mezzo al rock vedremo di infilarci anche un tuffo in piscina by night. Anche se gli appuntamenti si sovrappongono, sono certo ci destreggeremo bene in queste difficoltà notturne. E' il resto che è un pochetto più complesso.
Concludendo, in questa estate devo ancora vedere il mare. Recupererò ad agosto, si sa.
Però, sentiti i resoconti di persone che si svegliano all'alba per raggiungere il litorale, ascoltati racconti di incredibili ricerche per un posto macchina, di file inenarrabili lungo le autostrade intorno al capoluogo di regione, faccio buon viso a cattiva estate e sono contento che nel piccolo mondo antico intorno a me si organizzino così tante cosucce in questa caldissima estate.
Prosit!!!
Guardo una foto su un ottimo blog.
Ci sono stato in questo posto, proprio qui, da dove è stata scattata la foto. Metro più metro meno.
Un’onda di ricordi mi invade all'improvviso.
Io sono stato qui. Certo.
Quanti anni sono trascorsi? Dieci? Così tanti!?
Eppure mi ricordo perfettamente quella dolce mattina di ottobre.
Perchè non dimenticherò mai nessuna donna che ho amato.
Ti faccio vedere un bel posto. E mi mostrasti la tua bella città, dall'alto.
Facevi fatica a parlare, interrotta continuamente dalle mie labbra sulle tue.
Volevo vivere con le labbra attaccate alle tue, con il tuo sguardo dolce e un po’ distante addosso, con il tuo Ciao sussurrato che mi faceva ridere ed eccitare al tempo stesso.
Arrivavo in treno. Passavo un'oretta spulciando riviste musicali nell'elettrizzante attesa di vederti in fondo al corridoio degli arrivi.
Lì la nostra enorme differenza di altezza ci faceva davvero sembrare “il” come dicevi sempre. Però ci piaceva molto questa cosa, io che mi piegavo come un giunco o tu che salivi su ogni scalino per non spezzarmi la schiena, mentre mi sussurravi qualcosa in un orecchio.
Poi salivo sulla tua macchinina e al primo incrocio svoltavamo a destra e recuperavamo un po’ di tempo perduto, urgenti della nostra attrazione.
A volte mi guardavi come se avessi paura di sbagliare con me. Io non temevo niente. Ti adoravo, accecato di romantiche promesse, ma sbagliai qualcosa. O forse tu non eri ciò che dicevi, chissà.
O forse il vento fece spegnere il nostro focoso sentimento a distanza, anzichè alimentarlo. L'ultima notte che passammo insieme fu la prima in cui arrivai in macchina. L'ultima notte di quattro mesi per me travolgenti. Ci perdemmo mentre mi spiegavi la strada più veloce per arrivare dal casello a te.
E dieci minuti dopo mi dicevi che avevi bisogno di tempo.
Al mattino, davanti allo specchio, vidi un piccolo segno nero sul lobo del mio orecchio destro.
Era un segno del tuo mascara, lasciato lì dal diluvio di lacrime che le mie parole inutili ti provocarono.
Capii che sarebbe stata durissima passarti oltre. E non mi sbagliavo.
Chissà dove sei adesso. Chissà come sei. Chissà se sei innamorata. Chissà come stai.
Eri più forte di me, lo sarai ancora. E stasera, prima di dormire, ti manderò un bacio.
Come feci davanti al balcone di romeoegiulietta, facendoti così ridere.
Come feci quella sera, mentre uscivi dalla porta per non riaprirla più.
Ciao, S.
...allora...cosa hai fatto questo weekend??
Si parte morbidi il venerdì sera, con il solito raduno di ragazzi, con qualche capello bianco che spunta feroce sulle tempie, ma tutti sempre uguali nel mood, come nell'incontrarci per cenare alle nove e ritrovarci seduti alle dieci e mezza dopo esserci raccontati le puntate precedenti, scambiati la prima birra, fatto le prime gag e deciso per il ristorante in maniera abbastanza casuale.
Divorando tigellazze, salta fuori un nuovo ”road-trip. A Valencia per vedere la coppa america, naturalmente un progetto a lunga scadenza, estate 2007.
Gommone, veliero o materassino? Mah. Opzioni, progetti e fantasie si mischiano al vino, troppo chimico, molto gasonato.
Ruttiamo e andiamo. Dove? Bel problema.
Faccio l'autista, li porto dove mi dicono. Arriviamo al posto che teoricamente dovrebbe essere il più fescion della regione gialloblù. Invece, fa cagare. Dieci macchine più una tristissima musica latineggiante. Scappiamo, scappiamo.
Finiamo al Balua*do. Piacevolmente sorprendente. Spazio aperto, musica a non troppi decibel, seppur “TUNZ-TUNZ”, ragazze allegramente scoperte di mise estive, mojitos nei bicchieri.
Alle tre arriviamo a casa, dopo un'ottima conversazione piuttosto urlata sugli occhi delle donne, rivelatori o meno delle loro abilità amatorie.
Sabato è stanchezza e riposo. Metto il naso fuori di casa solo per andarmene a noleggiare un paio di fimm per la domenica più bonus gelatone con gusto kit-kat. Un po’ orrido a dire il vero... So già che la domenica la passerò sul divano. Si esce anche al sabato. Andiamo alla festa del motocross
Ore 22,15
“Ostia...ho lasciato i soldi a casa… mi devi prendere in carico per stasera…”
“Ok…”
Arriviamo che sul palco c'è un gruppetto sferragliante metal.
Non facciamo in tempo a vederlo.
Poi tocca ai regazzì, quelli che conosciamo.
“Come si può definire il vostro genere?”
“Scream…core”
“Come si scrive? Scream-o-core oppure scream hard-core??”
“...?...”
I regazzì pestano per mezz'ora con annessa rottura del pedale della batteria e poi tutti alla pista che c'è l'esibizione di freestyle.
Dalla rampa si lanciano tre pazzi in moto da cross che fanno un po’ di evoluzioni atterrando dopo il salto su una collinetta dove ci sono una fotografa ufficiale, lo speaker della serata visibilmente sbronzo e in balia di evidenti problemi di equilibrio ma con la voce ancora tonica e parecchi imbucati. Le moto atterrano in mezzo a due fumogeni/fuochi artificiali, posizionati sui lati d'atterraggio della collinetta.
Un po’ veloce&furioso un po’ trash, molto divertente, anche perchè dura poco. Dagli altoparlanti zachdelarocha urla e come sempre i Rage mi mancano da matti.
Poi urlano due motori, preparati all'uopo. Le marmitte in fiamme, un rumore dell'inferno, ma si ride. Cambio scena, e oplà. Gruppo casereccio di cover rock per motociclisti.
La super hit è ovviamente Fuel dei Meta*lica. Il tutto in un lago di birre, anche in inattesa offerta.
Ricevo un inaspettato invito a una festa in piscina, esultando.
Riposino fumante sul prato, chiacchiericcio in piedi e andiamo via.
Prima dello strip. Eh già, perchè scopro che nei raduni di moto oltre alla piadina salsicciata, lo sgasamento potente, le evoluzioni, il rock'n'roll, ci sono anche le donnine nude.
Apprenderemo dopo che due signorine si sono totally spogliate dopo contorsioni assortite con il palo posizionato al centro del camion-palco. Ottimo. Ma noi avevamo un appuntamento con il feudo.
Quindici minuti di scollinamento e arriviamo, giusto il tempo di ordinare la birra, ammirare un fondoschiena e la musica finisce.
Troppo tardi. Oooppsss... non immaginavo fosse l'una e mezza...
La musica rimane nell'altro bar. Prima di andarci, ci facciamo un paio di giretti sullo scivolo gonfiabile a forma di titanic mezzo inabissato. Due over35 che si mollano giù per un canalone di gomma, ridendo e urlando, sono, a scelta, patetici o eccellenti. Propendo per la seconda. Mi sono anche sgrugnato un gomito. Ottimo.
Riposino fumante sulle panchine.
Ore 02,30
“Mi dai cinque euro per l'ultima birra??”
“Tieni ma...sono gli ultimi...”
“Ma va? Basteranno. Devo solo completare la sbronza…”
Mi fiondo sul bar. Una bellezza mi saluta, la conosco ma UAU. Abitualmente mi innamorerei all'istante, ma stasera no, grazie.
Non sono per niente concentrato sull'innamoramento, è solo piacevole averla lì, come un bello sfondo.
Poi, in breve successione, partono una raffica di gag da osteria, cori su canzoni italiche tristi che avrebbero lo scopo di fare addormentare gli ormai pochi astanti, invece scatenano una gara di canto-a-squarciagola ottimo. Una barista mostra il bikini e mi cadono gli occhi e di conseguenza pure gli occhiali. Un cinquantenne impazzito corre senza alcun motivo. Una gonna nera si alza mostrando un culone. E il feudo è un posto incredibile.
Strapieno di birra mi tocca anche uno sforzo da simil-Ursus per caricare in macchina la moto elettrica che ho vinto, con grande botta di culo, alla lotteria.
E che pesa tantissimo, anche di più dopo una serata così!! E dire che le moto non sono per niente nel mio mondo.
In una sera vedo delle moto che saltano e ne porto a casa una…
Sveglio il pard, svenuto e sdraiato sulla panchina. Sono le 4, andiamo…
Domenica, naturalmente, svenimento e respironi profondi per il recupero energetico.
Dulcis in fundo… per tre volte in due giorni incrocio la parrucchiera.
E ogni volta mi parte un viaggione astrale. Io la devo avere, anche solo per un'ora.
Perchè solo vederla un secondo mi manda in subbuglio ormonale totale.
E non ce la farò. E questo mi fa incazzare, poi passa subito.
Ma… secondo te se glielo dico papale papale, la parrucchiera… s'incazza???
Ih ih. Ti bacio. Alla prossima mail.
(allora....io la metto qua, vedi tu.... ;))
Fra traffico impazzito, caldo infernale fuori e aria condizionata a manetta dentro, con periodiche scudisciate di escursione termica fra capo, collo e quant'altro, caffè disgustoso, una pizza ingurgitata in dieci minuti, troppa gente troppo nervosa per il caldo o per la voglia di mare e ferie, pazzi urlatori, segretarie in evidente stato di menopausa avanzata inclusiva di urla e pessimo carattere, litigate in diretta e in differita a cui assisto con gli occhi sbarrati, magiche frasi che si abbattono su di me come potenti martellate di Thor, "me lo fai al volo" "possiamo vederlo subito" "puoi farmelo in fretta", è un bene che io sia bravo, buono e tranquillo. Anche se non c'e' mezzo motivo per esserlo, tranquillo.
Perchè se un giorno porto la katana, sono cazzi, teste che volano, pulp a nastro e spargimento di sangue.
Grazie ai blogger indie che bazzico (ora però non ho tempo per ringraziarvi uno per uno..) per la musica, ancora di salvezza e pronta consolazione in chiave di basso in una giornata dove volevo essere al mare ad arrostirmi al sole. Invece sono sempre bianco latte (ma il pallore fa chic, n'est pas ?) e per il mare, ripassare, prego.
J. Coe, M. Millar (2), M. Cunningham,
W.Ming5, G. Biondillo, M. Haddon,
J. Carroll (lode a te), S. Fry, C. Mc Carthy.
Letti e da leggere.
Estate di parole.
La prova del nove, la verità sul ginocchio operato, arriva inaspettata in un torrido pomeriggio di luglio insieme ai primi raggi del sole che il mio corpicino assimila in un attimo di profondo rossore cutaneo.
Arriva con i capelli rasati a zero e un pallone da spiaggia.
La spiaggia è il cortile. I pali sono gli alberi.
Ci sfidiamo ai rigori?? Come no!!
E il ginocchio? Si vedrà!
Ed è uno splendido quanto inaspettato pomeriggio con quattro moschettieri, notizie importanti e chiacchiere futili, piedi nudi che corrono sul prato, urla e urlacci, cannoni e cannonate, gavettoni e secchiate, un cane stanco che segue pigramente le vicende e due ore di sfide psicologiche con tutto l'armamentario calciofilo della pressione del calciare un rigore.
Non è difficile calciare un rigore, è difficile calciarlo bene al momento giusto. E ricordati di non guardare il portiere.
Infatti. Si arriva allo spareggio. Al primo rigore, guardo il portiere di turno e gliela metto fra le braccia. Poi non sbaglio più, ma il mio rivale tiene il passo, pur barcollando sull'ultimo tiro.
La sconfitta ha il sapore di un abbraccio innaffiato di liquore all'anice, dolce e appiccicoso, brindando all'ombra per il meritato riposo dei guerrieri, le ultime gags e una micro sbronza al calar del sole.
Il ginocchio tiene, nonostante quella pacca omicida subita in porta e pur sempre con il solito gonfiore che non si decide ad andarsene.
Un applauso congeda i ragazzi, stremati dopo lo sport e anche dopo il sabato sera nella festa dello sport. O era la festa delle birre??
Bah... comunque, grazie, rifacciamolo.
Venerdì. Si mette fuori la carta.
Venerdì. Breve passeggiata per comprare il giornale in previsione della pausa mensa che al venerdì è sempre un po’ più lunga.
Venerdì. Il solito andamento lento al semaforo, mentre i Tool entrano in un loop prog-metal in tempo dispari forse un po’ troppo pesante per il mattino, ma corroborante per il risveglio.
Venerdì. Oggi sarà interessante vedere a che ora fuggono tutti dall'ufficio.
Venerdì. Sì, sicuramente è venerdì. Le ragazze in coda hanno tutte la coda.
Stasera a milano ci sono i rollin'ston.
Stasera a perugia c'e' bradmehldautrio e wayneshorter.
Per i primi ho giusto giusto orora consegnato i carissimi e preziosissimi tagliandi per l'ingresso sul prato al capo officina.
Ha cinquantaquattro anni, si ricorda dov'era la notte di
Italiagermaniaquattroatre, si ricorda che ballava "satisfaction" con la moglie, in tempi lontani, ma anche vicinissimi, quando ancora la corteggiava e mi ha guardato con riconoscenza, gli occhi un po’ chiusi di troppo lavoro al caldo di luglio e le manone nere di macchine utensili. Divertiti, portati un cappellino che c'è la fila all'ingresso e cercate di uscire dalla tangenziale meneghina prima delle cinque se non volete essere ingoiati dal mostro del traffico.
Quest'uomo, tifoso di calcio e appassionato di rock "seventies", in tre giorni esulta per la vittoria della nazionale e vede il gruppo dei suoi idoli di gioventù suonare. Fantastico. Mi piacerebbe essere nelle sue emozioni stasera, quando tornerà a casa e si metterà a letto, al fianco della moglie.
La sveglierà per dirle qualcosa o si lascerà cullare dal sonno, oppure, più prosaicamente, crollerà schiantato dalla serata ?
Mi ha anche benedetto il ginocchio per essere così gentile da starsene lì un po’ gonfio a ridere dei miei passi avanti nel camminare e a permettere a lui di vedere quel bastardo di jagger cantare "zucchero marrone".
Ma stasera bisognerebbe essere a perugia. In quell'arena che mi ha visto per due estati consecutive di umbragiezz.
Suona brad e poi wayne. Solo i nomi, come fossero vecchi amici e un po’ lo sono. Soprattutto il primo, ma mi sono già rifatto, vedendolo in solitaria un paio di mesi fa.
E quest'anno niente trasfertiella perugina. Niente agriturismi assonnati in mezzo alla campagna, niente viste dalle colline a perdiocchi&fiato sui possedimenti dell'imperatore nel centro italia, niente perdersi per trovare il parcheggio, niente negozio dei cidì del millennio infossato nella grotta, niente aperitivo in sette ottavi, niente marce per le ottime viuzze cittadine, niente pelle d'oca a teatro, nessuna scoperta di un qualche talentuoso musicista, niente folla salterellante by night.
Peccato, un po’, e alla prossima edizione.
Dopo una domenica di attesa, inframezzata di contatti con i miei ragazzi a Berlino, arriva la finale.
Come ogni dodici anni. Questa finale, questo mondiale li ricorderò "…sì, l'anno che mi hanno operato al ginocchio…".
E anche ieri sera mentre Zizou scucchiaiava un rigore generoso, ero lì sul divano dell'amico pazzo di tensione azzurra, con il ghiaccio sulla gamba.
Lo tolgo, cross, gol, pareggio.
Allo stadio sembra esserci un silenzio irreale. Di sicuro noi parliamo poco, mentre i minuti passano e l'inutile ansia da tifoso cresce.
Il re di Roma non va. I francesi macinano passaggi, provano a sfondare ma niente da fare.
Il Ragno-Snai leva una testata diretta in rete del capitano blu, il quale, folle quanto coi piedi buoni, tira un'altra testata nel petto della Matera.
Grazie, rosso, rigori. Ancora.
Ammiro dal terrazzo un panorama di ombre verdi immerse nella notte, fumando una sigaretta satura di ricordi pessimi e penso ai due amici che sono dentro lo stadio al prezzo bagarinato di mille euro per un'emozione epocale, un ricordo fantastico.
LaPirla, silenzioso e prezioso metronomo azzuro. Sì.
Matera, improbabile e sgraziato eroe della patria. Fucilata. Sì.
DeRò, ripescato dal limbo degli insulti di vario stampo per la gomitata all'americano, sul dischetto con vent'anni e... Sì... una freddezza da campione.
Pippero, per quel tiro che vale una carriera vincente ma difficile. Sì.
Grosso. L'eroe della nazionale. Dal nulla mediatico, esplode al momento giusto, re dei gregari, per sprintare sulla fascia, procurarsi il rigore degli ottavi, infilare i tedeschi con il gol più bello e battere il pelatone gallico, per il rigore che ci dà la coppa del mondo, vendicando altri rigori finiti fuori o sulla traversa. Sì. Sì. Sì. Sì.
Il vento soffia sul tricolore con il verde, e cosi sia. Sulla traversa stavolta ci va il tiro della Trezza, contrappasso tragicamente "blue" nel solco di una legge calcisticamente spietata. Vince chi vince non chi gioca meglio.
E via. Che sia festa.
Al limitare del parco, uscendo dalla casa dell'amico, ascolto i clacson cantare nella notte mondiale. Ci vorrebbe il teletrasporto per essere in una grande città, ma va bene così, con i ragazzi del bar in preda all'etilismo azzurro e baci, canti, abbracci per le uniche ore (giorni?) dove saremo tutti uniti dall'unico grande collante della nazione.
Campioni del mondo. Bello scriverlo.
Si parte alle otto domani mattina.
Arrivo previsto nella sera germanica.
Birra a fiumi, notte brava, un po' di sonno, ancora birra a fiumi, gironzolamenti caotici, posizionamento per vedere la partita, birra a fiumi, a prescindere.
I miei ragazzi vanno a berlino, io no.
Quelli con cui vado allo stadio, al palazzetto, ai concerti, a bere una birra che poi diventano sei birre.
Quelli delle gag via mail, delle compile musicali, delle chiacchiere, insomma amici totali, a volte totalizzanti.
Non riesco a non pensarci. Perchè ti ricordi per tutta la vita dove eri.
Tutti (quasi tutti) si ricordano dov'erano la notte dell'11 luglio '82.
Io ero al mare, al Forte snob.
Camminavo nella via con le bandiere, la gente sorrideva e urlava.
C'era una grande confusione e felicità. Per me era fondamentale leggere la gazzetta rosa il giorno dopo perchè a dodici anni ero già intellettualoide e se non leggevo non credevo e l'edicolante distribuiva fogliettini con il numero per prenotare la copia del giorno dopo.
Ne ottenni uno, ovviamente rosa ed ero felicissimo.
Il giornale l'ho conservato, come qualche ricordo "spot" di quella sera. Le bandiere i sorrisi e quel foglietto rosa.
Domenica sarò a casa di amici di vecchia data ormai senza troppa intimità causa mogli e figli loro e successiva scarsa frequentazione.
A meno che non mi stupisca piazzandomi davanti a un megaschermo ma solo se ci sono le sedie che in piedi più di mezz'ora diventa un'impresa, dopo l'operazione, motivo per cui sono costretto a saltare berlino.
Ed è proprio questo il punto grave.
Comunque vada sentirò costante una affilata punta di amarezza per non essere là, con loro, soprattutto dopo una mail di pochi minuti fa, con un unica fottuta frase che mi ha fatto quasi piangere, li mortacci del ginocchio e di questo periodo infame di scarsa mobilità e generale negatività.
"Sarai con noi per tutto il viaggio".
E io volevo quel ricordo lì. Con loro in giro per berlino.
Acc...dannazz...malediz....
Portatemi la coppa, amici miei. Sarò con voi per tutto il viaggio.