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visitato *loading* volte
Paul Wel*er è un signore distinto vestito molto bene (sembra un modello di Paul Smit*) che suona divinamente insieme alla sua band dove spicca il batterista che si produce in un assolo clamoroso e di una difficoltà tecnica estrema.
Questo signore è letteralmente adorato dai suoi fan che riempiono il locale all'inverosimile assistendo al concerto con perfino troppa compostezza "british". E si profonde in un paio d'ore rock con variazioni sul tema fra funky, blues, assaggi di flamenco e una robusta dose soul.
Il finale è con "Sh*ut to the top" dove finalmente tutta la platea si scatena rendendo omaggio a un artista che fa dello stile un comandamento e della bravura una lezione per tanti gruppi piu' giovani ma con molte meno cose da dire e da far sentire.
Chapeau !!
Per altre info piu' dettagliate, sicuramente, fra breve, qui.
"Scegliere una scarpa è un po’ come "scegliere" una donna.
Ti deve piacere a prima vista. Una sorta di colpo di fulmine.
Poi si vedrà.
Dipende da come calza, come sta sotto quel pantalone, quanto costa, quindi se te la puoi permettere. Pero' se non ti piace subito, se quel modello non ti attira, se non senti quella spinta che ti fa entrare nel negozio, che ti fa sudare perché nei negozi di scarpe c'è sempre un caldo caraibico e non si sa perché, che ti fa sopportare la commessa e le sue adulazioni…..bè, la vedo dura…."
(da me sussurato stamattina in un impeto "letterario", meritandomi uno sguardo irato ma non troppo)
"...sono stata vent'anni con un uomo che non capiva niente. Ora sto con uno che ha diciott'anni meno di me ma non importa. Io sto bene, lui sta bene.
E' che, a volte...esagera....vede ???"
(sussurato con timida contentezza dalla proprietaria di un negozio mostrandomi il mazzo di venti rose bianche sul bancone, portato dalla fioraia con un sorriso grande cosi' e queste parole " Ogni volta che vengo da te tutte le tue vicine mi guardano con invidia. Chissà perchè!" . Io sorridevo beota e beato, colpito dal romanticismo improvviso che riempiva il piccolo negozio e dalla semplicità di gesti e parole.)
C'è quella simpatica, che non si prende sul serio ma è a volte troppo tagliente. Si definisce carina. Ma non c'è alcuna "chimica" se non nelle battute intrise di retorica.
C'è quella con gli occhi grandi, il resto piccolo e i capelli dritti, che quando ride mi fa ridere. Ride poco, perché è nel mezzo di una crisi. E questo è un problema. Per lei, ma anche per me sempre troppo attento ai sentimenti altrui.
C'è quella che mi ha schiacciato con uno sguardo tanto sexy quanto lungo. Non era il caso, data l'ora. E il luogo.
C'è quella che fino a un mese fa non mi salutava. Ora mi sorride e la sorprendo a guardarmi, come se fossi una novità. Scusa, ma il tuo ragazzo non è alla tua destra ??
C'è quella che fa di tutto per nascondersi, però quando passo mi saluta.
C'è quella che abbassa gli occhi. Guarda che non faccio nulla. E forse non è un bene.
C'è quella che non è voluta uscire allora, anche se ora mostra tutti i suoi bei denti e occhi bramosi. Forse però questo è quello che vorrei vedere io.
Forse la realtà è diversa.
Forse dovrei fidarmi dei miei sensi senza pensare, senza analizzare, senza ricordare, senza paragonare.
Dovrei fidarmi di me. Ma non riesco. Ancora non riesco. Mai stato bravo in questo gioco, di qualunque gioco si tratti.
Di libri da leggere sull'argomento non ce n'è, anzi ce ne sono troppi. E troppe parole portano confusione.
Come ci sono troppe canzoni, troppi esempi, troppa casualità, troppe possibilità.
Eppure….c'è un aria in giro che non saprei, o forse sono solo più attento.
Peccato non ci sia proprio quella lì, quella su cui scommettere a occhi chiusi, anche se la scommessa è quotata molto poco dai bookmakers. Quella che "...e comunque vada...", senza pensare a sentimenti in embrione, alle ferite, a tutto il contorno.
Quella non c'è. No. Non ancora.
Nell'ultimi mesi mi sono fatto un trip.
Non è un acido, ma potrebbe esserlo.
Si tratta della lettura continuata dei quatto libri scritti da Mr.Dou*las Adams.
Il primo è "Guida galattica per autostop*isti" da cui hanno tratto un film (**).
Gli altri tre proseguono la storia.
Dell'ultimo (***) , un brano sulla ottima pagina 23.
Chissà che, davvero, non siamo soli.
Chissà che, davvero, esistano i vogoniani, le astronavi a propulsione di improbabilità, materassi che parlano, presidenti intergalattici con due teste, autostoppisti con asciugamano d'ordinanza (accessorio necessario per intraprendere viaggi intestellari "con il pollice alzato"), robot depressi, ristoranti al termine dell'universo, creatori di mondi, esseri immortali, mortali che volano, calcoli matematici basati sulla "bistromatica", messaggi del creatore e tutte le altre geniali invenzioni di un geniale creatore di mondi illusori e fantasiosi dove perdersi per poi ritrovarsi seguendo la vita e l'universo e tutto quanto , camminando sul filo dell'ironia con un pizzico di filosofia:
Mr.Dougla* Adams.
So long, Sir, and thanks for all the fish !!!
(**) che io non ho visto per colpa di quegli stronzi della BuenaVis*a, casa distributrice del film che non ha creduto nel film, avendo avuto la geniale idea di programmarlo nelle sale nella settimana del ferragosto. Recupererò il divvudì, quando uscirà, per vedere se hanno reso giustizia al libro.
(***) anche se in realtà non è l'ultimo scritto. Infatti ho imparato che l'autore ne ha scritto un altro. Però quasi introvabile perché fuori catalogo nonché fuori produzione.
D’accordo che era un po’ che non arricchivo sostanziosamente la mia collezione di ciddì.
D’accordo che piove e che la mia metereopatia peggiora sempre.
D’accordo che quando sono un po’ in crisi con me stesso o con il lavoro o con il mondo intero, mi consolo con la musica, cercando ossigeno dai suoni.
D’accordo che a parte qualche “follia” le mani bucate non le hai mai avute.
Però adesso basta eh ? Da bravo.
Per un po’ lasciamo stare tutti quei bei siti on line che offrono ciddì che non ho a prezzi scontati, che otto ciddì in una settimana è un bel bottino….e un casino di ossigeno, spero, che ne avrei anche un po’ bisogno…
(per la cronaca: uno e due; tre ; quattro ; cinque e sei ; sette ; otto)
Quelli che si inventano le canzoni allo stadio:
(prego cantare sulle "note" di "Nelbludipintodiblu")
E all'improvviso venivo dall'alcool rapito,
E mi trovavo a banco con La*o e il travestitoooooooo…..
Paaaatriziaaaaaa, ooooooo-ooooooo,
Paaaatriziaaaaaa, oooo-ooo-ooo-oooooò
La coca ce l'avevi tu,
Patrizia, Patrizia di più
(prego accompagnare le parole "di più" con gesto, poco elegante, dell'avambraccio dx, mosso verso destra e sinistra, all'altezza del cavallo dei pantaloni)
Quello che in silenzio, si annoia. Palesemente.
Quello che di solito tiene banco, che stasera lascia il banco a altri. E ride, molto.
Quello che era un pezzo che non stavamo insieme noi due, vero ?? Abbiamo recuperato.
Quello che piangeva dal ridere e continuava a ridere anche il giorno dopo.
Quello che non ha detto una parola. Noioso, alquanto.
Quello che guardava e commentava in silenzio, sempre sicuro di sé. E anche imborghesito.
Quello che è il mio uomo e basta uno sguardo per fare un'ulteriore battuta o per sostenerci a vicenda.
Quello che tutti prendono in giro, però sa prendersi in giro. E devo ricordare di andarlo a trovare, una sera.
Quello che mi guarda e ride. Sempre rilassato, sempre sorridente. L'uomo giusto per l'ultima birra.
Quello che se non ci fossero queste serate non avrebbe una vita sociale. E se la gode.
Quello che arriva tardi, e sputa sentenze, come sempre.
Quello che arriva tardi, ma subito ci sguazza in mezzo al "mare nostrum".
Eccoci.
Né anziani, né tristi, care signorine tutte urletti, merletti ed influenza tivù del tavolo vicino. Solo sempre noi. Poco uniti, in fondo, se non noi quattro, cinque.
Quelli con le affinità, quelli che non si perdono mai di vista. Quelli dell'ultima cannetta, a riderci in faccia e a fare una finta rissa.
E, comunque, col senno di poi, colpa mia. L'unico che avrebbe potuto assecondare il gioco di quello che voleva andare ma da solo no e di quello che voleva andare, ma "cosa gli dico ? Han dieci anni meno di me". Io avrei fatto da collante, fra le intenzioni. Peccato che sembravo una botte di vizi. Fossi stato meno sfasciato avrei raccolto voglia ed energie non solo mie e saremmo partiti al vostro abbordaggio.
Pirati di acqua dolce. E secondo me, qualche piccola, inoffensiva ferita l'avremmo lasciata. Perché gente come noi, non si incontra tutti i giorni.
Anche se forse non è solo un complimento.
Stasera esco a cena con un valoroso manipolo di vecchi amici.
Il primo che parla di cocaina-vip o di un qualunque realiti-sciò,
però si prende una testata in faccia.
Non ci vediamo da mesi, avremo argomenti di cui parlare, no ?!?
Argomenti veri.
Uomo avvisato, anche se per blob, mezzo salvato.
Capita con regolarità che mi svegli con una melodia conficcata nel cervello.
Spesso non capisco subito cos'è.
Dopo essermi svegliato, benchè "svegliarmi" per me significa un tempo che va dalla mezz'ora alle tre ore, la melodia prende la forma della canzone che qualcuno, o qualcosa, forse i mostri magici dei sogni, mi ha messo in testa durante la notte.
A volte mi piace ed è ok.
A volte la odio ed è dura combatterla, cercando di scacciarla perchè queste melodie mi si attaccano addosso come l'edera sui muri di casa mia, le sanguisughe sulla pelle e i koala agli alberi (??).
Forse sogno sogni musicali. Non avendo la capacità di ricordare i sogni, non saprei.
Oggi la canzone è arrivata "compiuta" verso le dieci di mattina.
Questa: "..odio l'ESTATE, il sole che ogni giorno ci scaldava…"
Poi non la so più.
Perché ? Perché questa canzone ? Deve esserci un senso. Ma anche no.
Mi piace l'estate, è la stagione che forse preferisco.
Non posseggo alcun disco, ciddì, cassetta, o altro di questo autore.
Non mi sono innamorato quest'estate (oddio, sì. Ottanta volte circa, ma non per più di quindici secondi…)
Mi deprime abbastanza.
Eppure non riesco a non fischiettarla.
Più precisamente una versione mia dove, al posto della voce, non conoscendo altro del testo se non il brandello sopra riportato, suona un sax immaginario.
Il mio sassofonista immaginario suona molto bene però….
"…odio l'ESTATE…."
(in queso momento odio anche splinder che si fa i cazzi suoi con le caratteristiche del testo. Che giornataccia.....)
Uno.
La nuova rivista Ggiovane, li pompa come solo Mr.universo sa fare con i suoi muscoli, cinque stelline nella recensione in anteprima del mese scorso e servizio "promozionale" all'interno del secondo numero, dove si apprende che oltre ad essere delle brave new-rockstar, sono anche i nuovi "arbiter elegantiarum" grazie anche alla gratuita, per loro, consulenza di uno stilista che li veste con " straccetti" da milaeuro, permettendo al loro leader di dichiare quanto segue: "Il nostro segreto ? Prendere D.Becka* come esempio. Tutto quello che lui indossa, noi lo evitiamo" (citato moolto a memoria).
Non ero rimasto estasiato all'ascolto del loro primo cd. Invece, questo secondo lavoro (tanto per usare un termine da recensore d.o.c.) mi ha subito conquistato.
E' veloce, essenziale ma non banale, divertente e molto danzereccio.
Farà la gioia dei diggeis-rock, che attingeranno a piene cuffie da queste tracce, per fare saltellare i ggiovani nei vari rockdancefloor italici, e me, in bagno.
Due.
L'ho imparato ieri, in ritardo (mea culpa, mea culpa, mea culpa) ma non resisto.
L'ho cercato oggi, ma non l'ho trovato.
Per forza. La grande distribuzione non considera molto artisti che non entrano in classifica. Eppure io ci speravo.
Pazienterò. So già che ne varrà la pena. So anche che sarà un compagno fedele durante la stagione A/I.
In trio, grandioso ! Qui, per sentire un corposo assaggio di tre brani.
Che pazienza che ci vuole…sabato…sabato sarai mio, Brad !!